Allarme di Squinzi: “L’industria rischia la distruzione”

Squinzi_slider_bisIl documento di proposte presentato alla politica in vista del voto: “Se non ci muoviamo l’alternativa è il declino”

 

ROMA – “In Italia è alto il rischio di una distruzione della nostra base industriale. È un’emergenza economica e sociale”. Nel presentare il progetto “Crescere si può, si deve” approvato oggi dalla Giunta, la Confindustria lancia un profondo grido d’allarme e chiede alla politica di voltare pagina con una terapia d’urto che sconfigga, una volta per tutte, la crisi economica che sta mettendo in ginocchio le imprese e sta strangolando le famiglie.

“L’Italia ha bisogno di una vera e propria terapia d’urto, che deve segnare una forte discontinuità e produrre effetti economici immediati”, si legge nel documento programmatico che Confindustria presenterà ai partiti politici in vista delle elezioni. Il progetto di Confindustria, “Crescere si può, si deve”, invita il governo a scelte immediate, forti e coraggiose, senza le quali nei prossimi anni non cresceremo di più dello 0,5% all’anno.

“Questo progetto – ha detto il presidente di Confindustria – che costituisce una vera e propria tabella di marcia fino al 2018, deve riportare il dibattito elettorale sui temi dell’industria e del lavoro, purtroppo trascurati in queste settimane. È un disegno di politica economica, in cui tutte le misure si legano tra loro in modo coerente, e perciò va realizzato nella sua interezza, senza prendere ciò che più piace e trascurare quello che non fa comodo. Ciò vale per il sistema Confindustria, ma ancora di più e soprattutto per chi conduce la campagna elettorale e per chi governerà”.

Nello specifico, il progetto si articola in due fasi strettamente connesse tra loro, una immediata e l’altra spalmata su un arco di tempo più ampio. La terapia d’urto si propone di abbattere i costi e sostenere gli investimenti dando ossigeno alle imprese con il pagamento immediato di 48 miliardi di debiti accumulati da Stato e dagli enti locali, tagliando dell’8% il costo del lavoro nel manifatturiero e cancellando l’Irap per tutti i settori; lavorando 40 ore in più all’anno detassate e decontribuite; riducendo l’Irpef sui redditi più bassi; aumentando del 50% gli investimenti in infrastrutture; sostenendo gli investimenti in ricerca e nuove tecnologi e abbassando il costo dell’energia.

Le risorse necessarie saranno reperite rendendo efficiente la burocrazia e razionalizzando la spesa pubblica; dismettendo e privatizzando una parte del patrimonio pubblico; armonizzando gli oneri sociali; riordinando gli incentivi alle imprese; aumentando del 10% l’anno gli incassi dalla lotta all’evasione fiscale; armonizzando le aliquote ridotte IVA in vista di rimodulazioni in ottica UE per ridurre l’IRPEF sui redditi più bassi.

Questi risultati si potranno ottenere se si attiveranno azioni come:
•    riportare allo Stato le competenze su materie di interesse nazionale e ridurre i livelli di governo;
•    riorganizzare la Pubblica Amministrazione;
•    affermare lo stato di diritto, tutelando cittadini e imprese dagli abusi della Pa;
•    ridurre le regole;
•    semplificare per rimuovere tutti gli ostacoli al fare impresa;
•    rendere effettivamente flessibile il mercato del lavoro;
•    ridurre il peso del fisco sulle imprese e migliorare i rapporti tra i contribuenti e l’Erario.

Con le nostre misure – sostiene la Confindustria – il tasso di crescita si innalzerà al 3%; il PIL aumenterà in cinque anni di 156 miliardi di euro al netto dell’inflazione, l’occupazione si espanderà di 1,8 milioni di unità, facendo scendere il tasso di disoccupazione all’8,4% dal 12,3% atteso per il 2014; il deficit pubblico diventerà un consistente surplus, il debito cadrà al 103,7% del PIL, ben sotto il 111,6% richiesto dai patti europei e la pressione fiscale scenderà dal 45,1% al 42,1% .

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