Mussari lascia travolto dallo scandalo Mps

Mussari_Giuseppe_sliderEmergono dai cassetti segreti della banca senese operazioni in titoli derivati più che azzardate. Il presidente dell’Abi non avrebbe comunicato tutti gli elementi agli organi di controllo. Assordante silenzio del Pd. Possibile un’azione di responsabilità

 

 

ROMA – Ora il baratro per la banca senese è più vicino. Dopo le “scoperte” di titoli spazzatura tenuti segreti nella cassaforte dell’Istituto e un rimpallo grottesco di responsabilità tra gli ex vertici e le banche con cui furono sottoscritti i titoli derivati incriminati, il presidente dell’Abi si dimette limitandosi a dirsi “convinto di aver sempre operato nel rispetto del nostro ordinamento, ma nello tempo, deciso a non recare alcun nocumento, anche indiretto, all’Associazione”.

E’ chiaro che la vicenda Mussari non finisce qui. Da ieri infatti si accavallano notizie, confermate dagli analisti di Ms Dow Jones, sulla possibilità che la fondazione Mps (primo azionista della banca senese) avvii un’azione di responsabilità nei confronti suoi e dell’ex direttore generale Antonio Vigni. Si starebbe solo aspettando di avere a disposizione tutti gli elementi e la ricostruzione puntuale della dinamica dei fatti, nonché l’effettivo impatto sui conti della banca.

Il primo appuntamento è per dopodomani quando i soci riuniti in assemblea esamineranno i preconsuntivi del 2012 e soprattutto ascolteranno dagli amministratori una relazione sullo stato della situazione e sulle prospettive da qui a metà febbraio, al più tardi, quando il Cda di Mps dovrà fornire alla Banca d’Italia e alla Consob tutti i dati aggiornati sulla struttura del portafoglio titoli e derivati.

Intanto, il titolo Mps crolla in Borsa ed è sospeso dalle contrattazioni dopo aver perso stamattina quasi il 9%, in aggiunta al 5% già lasciato sul campo ieri. Secondo alcuni analisti ciò che preoccupa non è tanto l’aspetto contabile, viste le coperture in arrivo dal Tesoro che si appresta a sottoscrivere 3,9 miliardi di Monti-bond emessi dalla banca, quanto il danno alla sua reputazione.

Un danno oramai accertato e quantificato (almeno fino a quando non se ne scopriranno di nuovi nelle segrete di Rocca Salimbeni) e così ricostruito dal ‘Fatto Quotidiano’. Il Monte dei Paschi di Siena nel 2009, durante la gestione Mussari, truccò i conti con un’operazione di ristrutturazione del debito, di cui oggi i contribuenti italiani pagano un conto salatissimo (più o meno equivalente al gettito dell’Imu sulla prima casa).

L’operazione fu denominata Alexandria, dal nome di un contratto derivato le cui perdite vennero scaricate da Mps sulla banca giapponese Nomura, facendo un bel lifting al bilancio 2009. Contemporaneamente però il Monte dei Paschi si impegnava a  rimborsare i giapponesi entrando “in un asset swap e due operazioni pronti contro termine a 30 anni legate a tale swap”.

Il nuovo amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, e il presidente, Alessandro Profumo, hanno scoperto solo il 10 ottobre 2012 quel contratto segreto con la banca Nomura e ne hanno chiesto ragione. Quando però la banca giapponese si è vista contestare l’accordo, ha mostrato ai due amministratori la trascrizione di una telefonata del luglio 2009 nella quale il presidente di Nomura in Europa, Sadeq Sayed, chiedeva espressamente all’allora numero uno Giuseppe Mussari se i due contratti legati all’operazione erano stati correttamente comunicati ai revisori dei conti della Kpmg.

Mussari, registrato a sua insaputa, confermava al capo di Nomura che le due operazioni erano legate e che “Kpmg è stata messa al corrente”, ma poi aggiungeva che non aveva ritenuto di inviare ai revisori di Kpmg il contratto segreto “in quanto non si tratta di un documento relativo alla transazione”.

Ora dunque la palla passa agli inquirenti. I pubblici ministeri senesi Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, che indagano già sull’acquisizione miliardaria della banca Antonveneta nel 2008, stanno cercando di capire se e quali reati siano stati commessi nell’operazione derivati. La stessa cosa stanno facendo, nelle rispettive sfere di competenza, la Banca d’Italia e la Consob. Tutto lascia pensare dunque che siamo solo all’inizio di una vicenda truffaldina che ha ancora molto da raccontare.

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