Zuffa indecorosa sulle spoglie di Mps

Monte_paschi_siena_sliderParticolari inquietanti su operazioni in titoli tossici e lo scaricabarile di responsabilità tra controllori

 

ROMA – Dopo il terremoto dei giorni scorsi con la scoperta di operazioni scellerate, con le dimissioni dell’ex presidente Mussari e con lo scaricabarile tra gli organismi di controllo, sono iniziati stamattina i lavori dell’assemblea straordinaria dei soci del Monte dei Paschi di Siena, chiamati a votare la delega per dare il via libera all’emissione dei Monti-bond per 3,9 miliardi.

I lavori sono ancora in corso mentre scriviamo, ma si ha no0tizia di un’atmosfera a dir poco rovente, con decine i soci iscritti a parlare (massimo 10 minuti a testa) e il presidente Alessandro Profumo che fa fatica a gestire la canea. Le domande più insistenti riguardano lo scandalo derivati, le garanzie per i dipendenti della banca, le inchieste della magistratura, la vigilanza della Banca d’Italia, gli aiuti di Stato da 3,9 miliardi di euro, le responsabilità personali degli ex vertici, a cominciare da Giuseppe Mussari.

Sullo sfondo della resa dei conti in corso, la vicenda della banca senese sta scuotendo il mondo politico e le istituzioni finanziarie con la forza di una tempesta perfetta. Al centro degli attacchi c’è il rapporto incestuoso tra politica e affari che già tanti scandali ha creato, con il focus sul Partito democratico che da cinquant’anni governa egemonicamente Siena e il Monte dei Paschi.

E quando scoppia una rissa di tali proporzioni, alimentata peraltro dal fuoco elettorale, allora il “tutti contro tutti” diventa inevitabile. Se il Pd, in gravissima difficoltà, pensa di uscire dall’angolo con le battute di Bersani secondo cui “il Pd è il Pd e la banca è la banca”, o le affermazioni apodittiche di Fassina (“la politica non c’entra, troppo sciacalli in giro”) o di Vincenzo Visco (“Siena era una cosa a sé, il Pd non governava la banca”), è su una strada estremamente scivolosa.

Tutti lo attaccano da tutte le parti. A cominciare da Monti che dice “basta con le commistioni tra politica e banche”. Al premier replica il presidente di Adusbef nonchè senatore Idv, Elio Lannutti: “L’ultimo che può parlare sul fenomeno della commistione tra banca e politica e del fenomeno storico banche-politica è il presidente del Consiglio Mario Monti, strapagato consulente di Goldman Sachs, una delle banche di affari maggiormente responsabile della crisi sistemica e massima esperta in prodotti derivati e nella creazione del denaro dal nulla”.

Picchia naturalmente sul partito di Bersani anche Angelino Alfano: “Non ci sono molte chiacchiere da fare. La banca è controllata da una fondazione, che è controllata da un ente che da decenni è controllato dal Pci-Pds-Ds-Pd. Lo ricorderemo ogni giorno in campagna elettorale per far capire come vanno a finire le realtà gestite dalla sinistra senza alcun controllo esterno”. Gli fa eco Maroni: “Si parla di una presunta tangente per Antonveneta. Bisogna accertare i fatti immediatamente e se saranno confermati il governo deve procedere, come il Governo inglese con la Royal Bank of Scotland, al commissariamento, risanamento e vendita della banca”. Al segretario della Lega risponde piccata la stessa segretaria del Pd: “Stia zitto lui che ha ancora nell’armadio lo scheletro della Creditedilnord”. Come si vede, un franco scambio di opinioni tra gentiluomini!

Anche secondo Grillo, intervenuto in assemblea, “bisognerebbe chiamare tutti i segretari del Pd dal ’95 a oggi e fargli delle domande: qualcuno dovrà dire dove sono andati questi soldi. Chi doveva controllare, Draghi, la Tarantola, la Consob? E’ uno dei buchi più grossi in Italia e in Europa e abbiamo bisogno di risposte”.

Mentre dunque la tempesta imperversa, il titolo Mps accelera in Piazza Affari e sale dell’8,62% a 0,25 euro dopo un congelamento scattato a seguito di un rialzo superiore al 7%. Vivaci gli scambi sul titolo, che in tre sedute ha perso il 20% del proprio valore. In solo un’ora di contrattazioni è passato di mano il 3,5% del capitale, pari alla metà di quanto circolato nell’intera seduta precedente.

Ma i controllori dov’erano?

La domanda è sempre la stessa sentita tante volte: “Mentre Mussari, dopo aver prosciugato le finanze del Monte, tentava di coprire il buco con spericolate operazioni sui derivati per miliardi di euro complici la Deutsche Bank e Nomura, che facevano la Banca d’Italia, la Consob e il ministero dell’Economia?

Evidentemente nulla. Oggi litigano tra loro come querule comari. Il ministro Grilli prima getta il sasso nello stagno (“Sui controlli dico solo che spettano alla Banca d’Italia”) e poi ritira la mano (“I rapporti del ministro del Tesoro con il Governatore e con l’Istituto non sono ottimi, sono eccellenti). Ma la replica di via Nazionale è ancor più stupefacente: “I rappresentanti del Monte dei Paschi ci hanno mentito più volte. Siamo venuti a conoscenza dei documenti sui derivati solo adesso”.

La spiegazione è quasi peggio dell’omissione. E’ come se la polizia si giustificasse per non aver arrestato il ladro in quanto lui non glielo ha detto. Ma oltre che stupida, la spiegazione è anche non vera. Ce lo dimostra quella straordinaria giornalista investigativa che è Milena Gabanelli andata a spulciare nei verbali di un’ispezione del 2010 della Vigilanza della Banca d’Italia al Monte dei Paschi.

Nel criptico linguaggio degli istruttori, vi si leggono rilievi chiarissimi. “Alcuni investimenti a lungo termine della banca presentano profili di rischio non adeguatamente controllati né riferiti dall’esecutivo all’organo amministrativo. In particolare si sono determinati consistenti assorbimenti di liquidità (oltre 1,8 miliardi) riferiti a due operazioni, del complessivo importo nominale di 5 miliardi di euro, stipulate con Nomura e Deutsche Bank Londra”. Come faccia via Nazionale a dire che non ne sapeva niente sembra un’affermazione spudorata.

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