Il boccino dell’Acea in mano ad Alemanno

Campidoglio_sliderA metà aprile la scelta dei nuovi consiglieri. Il ruolo e il peso di Caltagirone. Totonomine in pieno svolgimento

 

ROMA – Qualche giorno fa scrivevamo della futura governance dell’Acea a poche settimane dal suo prospettato rinnovo. Ora si conosce la data dell’appuntamento: i soci sono convocati in assemblea per approvare il bilancio 2012 e rinnovare gli organi societari per lunedì 15 aprile (o una settimana dopo in seconda convocazione). Il Consiglio di amministrazione convocato per l’8 marzo ratificherà gli accordi già presi dai grandi soci.

In quel Consiglio siederanno per la prima volta due donne. Lo ha stabilito il Cda della settimana scorsa che ha recepito il disposto della legge n. 120 del 12 luglio 2011 sulle “quote rosa”. Il totonomine, già partito da alcune settimane, si arricchisce dunque di una novità che rende ancor più interessante la gara.

Una cosa è certa: l’arbitro della partita Acea sarà ancora una volta Gianni Alemanno che a quella data sarà ancora installato in Campidoglio, di sicuro fino al 26-27 maggio. Forte del suo 51% delle azioni della municipalizzata, dovrà comunque vedersela con il socio privato Francesco Gaetano Caltagirone, il cui peso contrattuale, notoriamente elevato nei confronti delle amministrazioni capitoline, dopo il ritrovato accordo con i francesi di GdfSuez (11,5%) vale assai di più del suo consistente pacchetto di azioni della multiutility capitolina (16,48%).

E’ noto d’altronde che nelle strategie di business del costruttore romano hanno sempre avuto scarso peso le parentele o le personali simpatie politiche. Ciò che conta per il tycoon de noantri sono la redditività delle gestioni e, soprattutto, il “return on investment”, che in parole povere per lui significa l’ammontare dei dividendi dalle sue partecipazioni.

E sotto questo profilo, non è che Acea gli abbia dato fin qui grandi soddisfazioni. Stando infatti ai dati dei primi nove mesi dell’anno, l’esercizio 2012 dovrebbe chiudersi con una contrazione del risultato netto di gruppo nell’ordine dell’11/12 per cento e con una posizione debitoria passata da 2,3 miliardi a 2,6 (+14,3%).

Fino a che punto questi risultati incideranno sul rinnovo del mandato fiduciario all’amministratore delegato del gruppo, Marco Staderini? E’ ancora valido quel gentleman agreement tra l’amministrazione comunale e i soci privati, che lasciava di fatto a questi ultimi la responsabilità della gestione e alla prima il diritto di nominare l’organo di indirizzo e controllo attraverso la figura del presidente?

Intorno a questi interrogativi si gioca la partita. I bookmakers a Londra non hanno ancora comunicato le quote né per il rinnovo degli attuali amministratori, né per i possibili outsider. Più modestamente le scommesse di casa nostra puntano più sulla conferma della presidente che su quella dell’ad. Per il momento comunque la situazione è ancora molto fluida e non è escluso che sul tavolo del negoziato finale possano giocare anche fattori extraziendali, come i risultati elettorali o l’esito degli scandali su cui la magistratura sta indagando.

In alto mare anche la scelta delle due donne che andranno a sedersi nel Cda di piazzale Ostiense. D’acchito, i primi nomi che avevano cominciato a circolare erano stati quelli più vicini all’amministrazione, a cominciare da Sveva Belviso e Rosella Sensi, entrambe in possesso di tutti i titoli per entrare in Consiglio. Così come gettonata era stata la candidatura dell’on. Barbara Saltamartini, ricandidata però alla Camera dei deputati per il Pdl alle prossime elezioni. Non sono invece neppure scese “in panchina”, la moglie del Sindaco, Isabella Rauti, per ovvii motivi, e la vice presidente di Alta Roma, Valeria Mangani.

Poi però qualcuno deve aver fatto notare al Sindaco che anche le sue due assessore Belviso e Sensi non sono candidabili, in quanto il T.U. sugli enti locali impedisce ad un membro di giunta di assumere incarichi in aziende partecipate prima di un determinato lasso di tempo dall’ultimo incarico ricoperto in giunta. A meno dunque che una delle due si dimettesse in tempo per andare in Acea (anche in quel caso è dubbio che la normativa lo consenta), si naviga per ora nel buio più assoluto nella scelta delle future consigliere di amministrazione.

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