Mps, la reticente difesa d’ufficio di Grilli

Grilli_vittorio_sliderNell’intervento del ministro la difesa del sistema bancario. I 4 miliardi di Monti bond solo per proteggere i risparmiatori

 

ROMA – C’era forse qualcuno che aspettava dall’intervento di oggi del ministro dell’Economia davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato una parola chiara e definitiva sul “groviglio armonioso” che ha impestato la banca più antica del mondo? Assolutamente nessuno. Il copione di Grilli, si sa, era già scritto ed è stato recitato (male) né più né meno di come era stato concepito.

La sola cosa che sembra preoccupare l’establishment finanziario del nostro Paese è che “lo scandalo Mps non mette a rischio il nostro sistema bancario”. In verità nessuno l’aveva ipotizzato, per cui l’incipit di Grilli è sembrato più una excusatio non petita che una notizia risolutiva. “Uno dei punti di forza dell’Italia è la riconosciuta solidità del sistema bancario – ha insistito il ministro – Le nostre banche hanno mostrato capacità uniche. Non sono necessari salvataggi. Non bisogna insinuare dubbi sulla solidità del sistema, non risponde a realtà. Neppure le vicende Mps modificano il quadro”.

Senza entrare minimamente nelle cause più profonde del dissesto Mps che l’hanno determinato, dalle truffe ai rapporti incestuosi tra la banca e il mondo politico, dalle spericolate operazioni finanziarie al falso in bilancio, Grilli si è limitato a raccomandare “prudenza e responsabilità nel dibattito pubblico sulla situazione dei nostri intermediari finanziari”. Così le misure di soccorso approntate dal governo per la banca senese non mirano a salvare il management (ci mancherebbe altro! ndr), ma “per limitare i rischi sistemici mettendo al sicuro il risparmio dei correntisti”.

Gli accenti sono gli stessi che ci sentiamo ripetere dal 2008: “l’intervento dello Stato non si configura come un salvataggio di una banca insolvente, ma come un rafforzamento del capitale” secondo gli standard Eba. In particolare, la sottoscrizione di nuovi titoli “assoggetterà Mps a importanti e penetranti vincoli in termini di governance e operatività (limiti alle acquisizioni di partecipazioni, divieto di dividendi, vincoli a remunerazioni)”.

Il ministro è poi entrato nei dettagli della sottoscrizione dei Monti bond, precisando che non si tratta di “un contributo a fondo perduto, ma di un prestito a un tasso del 9% e incrementato dello 0,5 ogni due esercizi fino al limite massimo del 15% (in prossimità degli interessi usurari, ndr) per consentire alla banca di portare il coefficiente patrimoniale al 9%”.

Ma il massimo della reticenza, per non dire della collusione, il ministro lo ha raggiunto parlando a proposito della vigilanza sulla banca toscana per mano di Bankitalia ,che ha definito “continua, attenta, appropriata e si è intensificata nel tempo a partire dal 2010 e che ha consentito di individuare e interrompere comportamenti anomali”. Ma come, da tre anni sapevano della mala gestio della banca, per usare un eufemismo, e non è stato fatto nulla fino a che il bubbone non è scoppiato per le rivelazioni dei media e l’apertura di una cassaforte?

Pensando evidentemente di salvaguardare l’operato della Banca d’Italia (e di tutti gli organi di controllo, dal collegio sindacale, alle società di revisione, alla Consob), il ministro dell’Economia se ne è uscito oggi davanti ai senatori e ai deputati riuniti con la rivelazione “che il rapporto ispettivo della Banca d’Italia del marzo 2012 evidenziava carenze nell’organizzazione dei controlli interni al Monte dei Paschi”.

Anzi – sono sempre parole di quell’anima candida di Grilli – è dal 2011 che, in seguito alle sue ispezioni, Palazzo Koch “ha avviato una procedura sanzionatoria nei confronti del management del Mps”, che ad oggi, dopo più di due anni, mentre la magistratura sta procedendo ad indagini e imputazioni pesantissime, non è ancora conclusa.

Tutto in ordine quindi. Il compito che era stato affidato al ministri competente di salvaguardare il bene supremo, cioè la stabilità del sistema bancario e finanziario, è stato assolto diligentemente. Tutto il resto, i derivati, le banche d’affari, le eventuali tangenti, le incompetenze, le malversazioni, gli artifici contabili, gli ostacoli alla giustizia, sono cose secondarie da nascondere, se possibile, sotto il tappeto.

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