Le mani della ‘ndrangheta sulla città

CriminalitaLa mappatura della malavita organizzata nella nostra Regione. L’azione della Direzione nazionale antimafia

 

ROMA – Un altro pezzo della (ex) dolce vita romana, finito nelle mani della malavita calabrese, viene recuperato e gli intestatari degli immobili arrestati. È il risultato della più recente operazione della Dia di Roma, in collaborazione con quella di Reggio Calabria, che ha portato al sequestro del ristorante Platinum in via dei Banchi Nuovi, e della società Colonna Antonina, oltre ad altri beni e investimenti di provenienza illecita, per un valore di 20 milioni.

In manette sono finiti i due proprietari dei locali, Francesco Frisina e Carmine Saccà. Il primo, originario di Palmi ma residente a Roma, con precedenti per associazione mafiosa, estorsione, armi e rapina, in passato era già stato sottoposto a sorveglianza speciale. Il Saccà, 46 anni di Taurianova, anch’egli residente a Roma, ha “solo” precedenti per estorsione. Un terzo mandato di arresto, emesso dal gip Simonetta D’Alessandro su richiesta dei pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara, riguarda una persona ancora latitante.

La “colonna” romana della ‘ndrina dei Gallico di Palmi è la stessa a cui di fatto erano intestati il bar «Chigi» nell’omonima via, sottoposto a sequestro preventivo dalla Dia nel luglio 2011, e il bar «Antiche Mura» in via Leone IV, a due passi dal Vaticano.

“L’operazione dimostra evidenti infiltrazioni della ‘ndrangheta nella capitale. Una presenza concreta in relazione alla quale non possiamo far finta di niente e abbassare la guardia”, ha sostenuto il direttore nazionale della Dia Arturo De Felice nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte anche il capocentro di Roma, colonnello Gregorio De Marco, e il dirigente della stessa Direzione antimafia capitolina, Giuseppe Puzzo.

D’altronde che Roma sia diventata in questi ultimi anni terra di scontri e di affari per la malavita organizzata lo si sapeva da tempo, tant’è che ormai se ne conosce la consistenza e la “planimetria” delle zone di influenza. Stando infatti agli ultimi dati, sarebbero 20 i clan stabilmente insediati nella capitale, di cui 11 legati alle varie famiglie calabresi, 6 alla camorra campana e 3 autoctone, della malavita romana.

Il quadro disegnato dagli esperti dell’antimafia è pressoché completo. “La situazione è particolarmente critica. Si balla sul limite di un precipizio”, si legge nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia al Parlamento. “Di particolare interesse -si legge nel documento della Dna- appaiono le vicende che riguardano la penetrazione della ‘ndrangheta nella regione Lazio, dove vi è una fortissima presenza calabrese dovuta a imponenti flussi migratori. Dunque vi è anche il sostrato sociale nel quale potrebbe inserirsi e mimetizzarsi una strutturata presenza criminale della ‘ndrangheta”. Di certo, sottolinea la Relazione, “nel Lazio si registra una straordinaria presenza di narcotrafficanti calabresi che si legano e fanno affari – ovviamente rilevantissimi se si considera l’ampiezza della piazza romana – con i trafficanti locali”.

“Ma il Lazio -mette in guardia la Dna- appare anche terra di elezione per gli investimenti e il riciclaggio da parte della ‘ndrangheta. E così appare di straordinario rilievo, frutto ancora della proficua collaborazione fra Dda di Roma e di Reggio Calabria, l’indagine che ha consentito di ricostruire quella che può considerarsi una nuova frontiera degli investimenti della ‘ndrangheta calabrese”.

La mappatura della malavita organizzata nella nostra Regione è dunque compiuta. Nomi, cognomi, indirizzi, patrimoni dei capi clan e dei “picciotti” sono noti. Gli ultimi blitz degli organi antimafia e delle forze dell’ordine stanno a dire che anche l’azione di contrasto è in pieno svolgimento. Tuttavia si continua a ballare sull’orlo del precipizio, come dimostrano, ahinoi, le esecuzioni, i traffici di droga, le guerre fra bande, gli omicidi in pieno giorno che continuano ad insanguinare le nostre strade.

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