Il Festival del cinema in piena bufera

Festival_cinema_sliderIl consiglio di amministrazione latita. Contestato il direttore artistico. Enti locali e sponsor senza un euro

 

 

ROMA – C’è chi teme che la settima edizione del Festival del cinema di Roma, quella disastrosa chiusasi a novembre scorso tra critiche, polemiche e recriminazioni, possa essere stata anche l’ultima. Della prossima infatti non si vede nemmeno l’ombra.

E’ vero che gli enti locali, i veri supporter della rassegna, sono tutti sotto rinnovo elettorale e quindi hanno la testa altrove. E’ vero che la gestione di Marco Muller si è rivelata deludente. Che sul piano dei contenuti, dei premi, della partecipazione internazionale, del red carpet, degli incassi, la passata edizione è stata un flop.

E’ assolutamente vero tutto questo che non giustifica però in alcun modo l’atarassia del Consiglio di amministrazione a cui, per primo, spetterebbe di dare una scossa per rimettere in moto la macchina. E invece, com’è successo qualche giorno fa, non riesce neppure a decidere dove quella “macchina” deve andare e chi la deve guidare.

Il contestatissimo Muller pare che non voglia mollare: “Sarei matto a lasciare questo festival. Ho cominciato a lavorare alla prossima edizione già da novembre scorso, ho un contratto di tre anni che voglio onorare. Intendo curare di più il red carpet, il lavoro sarà proprio su questo. Andare a Los Angeles ai Golden Globe è importante”.

E il mezzo de profundis pronunciato da uno dei più convinti ex supporter del Festival, Nicola Zingaretti, non suona per niente bene. “Se non cambia non penso che lo sosterrò. Sono stato zitto perché non mi piace fare polemiche, ma penso che l’evento abbia cominciato a tradire l’idea per la quale è nato: una manifestazione popolare per promuovere il cinema tra le persone”.

In effetti la rassegna dell’Auditorium, che tanti successi e consensi aveva riscosso all’inizio, vede svanire gli ultimi segni della sua identità. E il declino è bene espresso dal trittico fallimentare: “ha litigato con Torino, non è riuscito a dialogare con Roma e costa quanto Venezia”.

Fermare dunque il declino, come direbbe Oscar Giannino, sembra ad oggi un’impresa impossibile. In una situazione peraltro disastrosa delle finanze pubbliche (e di quelle degli sponsor privati) nessuno osa fare programmi. Solo il povero Massimo Ghini, investito del ruolo di responsabile cultura Pd del Lazio, si batte perché “all’interno di Cinecittà sia accorpato tutto quello che fa parte del mondo cinematografico. A mio avviso bisogna portarci dentro la sede del Festival del Cinema di Roma e anche quella della Fiction: tutto quello che significa audiovisivo deve avere una casa come quella di Cinecittà, un luogo che conoscono in tutto il mondo come conoscono il Colosseo”.

Magari la location fosse il problema del Festival del cinema di Roma! Gli ostacoli da superare sono ben altri, e anche Ghini lo sa.

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