Italia condannata per il sovraffollamento delle carceri

Regina_Coeli_sliderLa Corte europea dei diritti umani invita lo Stato a porre rimedio ad una condizione degradante. Le nostre inadempienze

 

ROMA – Sulla drammatica situazione del sistema carcerario italiano, si sono consumate epiche battaglie politiche e severi richiami da parte delle massime autorità dello Stato. Anche la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con una recente sentenza dell’8 gennaio scorso, ha condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza.

La causa della condanna stava nella compressione degli standard minimi di vivibilità all’interno delle celle al di sotto dei tre metri quadri. Era inevitabile che un simile sovraffollamento carcerario ponesse in sé il problema della violazione dell’art. 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo.

In base a questi principi, la Corte europea ha invitato l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario: si tratta di una statuizione, resa in una “causa pilota”, a cui si applica l’obbligo assunto dall’Italia alla Conferenza convocata ad Interlaken nel 2010 dalla presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. In quella occasione fu approvato un piano d’azione che tra l’altro richiedeva agli Stati membri di impegnarsi a “dare piena esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, assicurando che siano assunte le misure necessarie a prevenire ulteriori violazioni similari”.

A seguito della condanna della Corte europea, due senatori del Pd, Marco Perduca e Donatella Poretti, hanno chiesto al ministro Severino se non ritenga necessario che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia modifichi la sua precedente circolare che si limitava a chiedere ai direttori delle carceri di “vigilare affinché non si verifichino, ed eventualmente non si protraggano, situazioni analoghe a quelle sanzionate dalla Corte di Strasburgo”.
In quel modo si scaricava sui direttori delle carceri un onere del quale lo stesso Ministero doveva farsi carico. Non è più rinviabile dunque una prescrizione vincolante che individui un tetto massimo di capienza per ogni carcere, sulla scorta dei parametri minimi individuati dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

Ma gli interroganti vanno anche oltre. Dato che la Corte europea ha condannato l’Italia a pagare ai 7 detenuti un ammontare totale di 100.000 euro per danni morali, lo Stato dovrebbe esercitare, nei confronti dei titolari passati e presenti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il diritto di rivalsa ai sensi della legge 4 febbraio 2005, n. 11, in ordine agli oneri finanziari derivanti dalle sentenze di condanna emesse dalla Corte di Strasburgo per la reiterazione delle violazioni.

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