Patetici tentativi di razionalizzare la Borsa

Borsa_Milano-_sliderMps e incertezza sulle prospettive politiche italiane alla base di un andamento schizofrenico

 

ROMA – Certo ci vuole molta fantasia e un pizzico di spregiudicatezza per commentare l’andamento della Borsa italiana. Prendete questa settimana: lunedì si assiste a Milano ad un crollo dei corsi azionari, con l’indice Mib che in una seduta perde il 4,5%. Ondate di vendite deprimono anche i titoli di Stato, tanto che lo spread dei nostri decennali rispetto agli omologhi tedeschi balza di nuovo a 286 punti.

E’ il panico. Ma con assiomatica certezza si individuano le cause della defaillance. Scrive Il Sole 24 Ore: “Il caso Mps e il rischio che dalle elezioni italiane esca un pareggio e quindi una sostanziale ingovernabilità hanno provocato l’ondata di vendite a Piazza Affari”.

Uno pensa, se le ragioni del crollo sono davvero queste c’è poco da stare allegri per le prossime settimane perché la vicenda del Monte dei Paschi di Siena ce la porteremo dietro per chissà quanto tempo e per la formazione del nuovo governo non resta che da aspettare le elezioni di fine mese.

E invece il giorno dopo succede tutto il contrario di quanto profetizzato. Le Borse europee accantonano i timori sulla situazione politica dell’eurozona e sulla instabilità italiana e rialzano la testa, rinfrancate da alcune trimestrali come quella di Bp e Munich Re (questo a sentire gli analisti sarebbe il motivo per dimenticare Mps e le elezioni italiane! ndr), che hanno battuto le attese degli analisti. Guidano i rialzi Madrid, Milano e Parigi, mentre restano appena più defilate Londra e Francoforte.

Lo spread con i bund tedeschi, che aveva già individuato nelle dichiarazioni di Berlusconi la causa della turbolenza, dopo aver toccato un massimo di seduta di 294 punti nei primi scambi torna sotto la cosiddetta “quota Monti” e scende sotto i 280 punti. Il disorientamento è totale e quando non si sa più a che santo votarsi gli osservatori si rifugiano nelle ragioni tecniche di ricopertura di posizioni scoperte.

E infatti oggi si cambia di nuovo scenario. Dopo un avvio incerto, gli indici di Borsa hanno incrementato il calo: il Ftse Mib segna -0,58% a 16.616 punti e l’All Share -0,44% a 17.597. Milano è la peggiore in un’Europa che guarda già alla riunione della Bce in calendario per domani. Sul listino, si mettono in evidenza Bpm e Banca Mps (!) in un comparto bancario contrastato; in risalita Saipem dopo le batoste dei giorni scorsi (altro punto esclamativo, ndr) mentre scendono gli energetici. Persino Seat Pg, che ieri ha chiesto il concordato preventivo e ha perso il 26%, oggi ha rialzato un po’ la testa.

La verità è sempre la stessa, tanto più in un listino minuscolo come il nostro. Per quanto ci si sforzi di trovare elementi di razionalità e rapporti diretti con i fondamentali economici, la Borsa italiana resta sostanzialmente terreno di incursioni “piratesche” e di jacquerie finanziarie. I risparmiatori e i poveri commentatori se ne devono inventare una più del diavolo per spiegare fenomeni che appartengono al monopolio pressoché esclusivo di pochi raider.

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