Crolla il fatturato dell’industria italiana nel 2012

industriaCalo del 6% della domanda interna. Le imprese puntano sull’export. Metallurgia e automotive i settori trainanti

 

ROMA – Il 2012 è stato un anno da dimenticare per l’industria italiana, fortemente penalizzata dal calo della domanda interna. L’anno scorso il fatturato si è contratto di circa il 6% a prezzi costanti.

Ad affermarlo è un’analisi di Prometeia-Intesa Sanpaolo, per la quale il calo della domanda interna ha indotto le imprese a puntare sempre di più sull’export, che si conferma quindi il vero salvagente dell’industria tricolore.
Secondo gli esperti di Prometeia, anche nell’anno in corso difficilmente il trend dei consumi interni potranno interrompere il loro declino, tuttavia nell’ottica che si siano raggiunti ormai i livelli di minimo, spuntano segnali di miglioramento nelle attese su ordini e produzione.

Le esportazioni, spiegano gli analisti, “hanno evidenziato la costante capacità delle imprese italiane di cogliere le opportunità presenti sui mercati internazionali. Con l’eccezione di alimentare e bevande, farmaceutica e metallurgia, le difficoltà dei mercati dell’Europa Occidentale hanno spinto i produttori italiani a diversificare i propri sforzi”.

Tra i diversi comparti analizzati, riferisce Milano Finanza, “la metallurgia e la filiera dell’automotive sono i settori che hanno maggiormente accresciuto le vendite in Nord America, mentre dai paesi più vicini hanno potuto trarre benefiche boccate d’ossigeno anche prodotti e materiali per le costruzioni, mobili ed elettrodomestici”.

Intanto la produzione industriale in Gran Bretagna sale dell’1,1% mensile a dicembre, più dello 0,9% atteso, e contro il rialzo dello 0,2% di novembre. In particolare, la produzione manifatturiera avanza dell’1,6%, contro lo 0,8% previsto e dopo il -0,3% di novembre. “Il manifatturiero ha performato anche meglio” commenta James Knightley, economista di Ing., la più grande società olandese di servizi finanziari. Secondo l’esperto, “insieme al Pmi di gennaio”, i dati di oggi “sono un ulteriore segnale che la Gran Bretagna probabilmente eviterà di scivolare in recessione per la terza volta nel giro di cinque anni”.

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