Il mistero buffo del prezzo del metano

Gasdotto_sliderIn Italia il prezzo del gas è aumentato in due anni del 23,7%, mentre sui mercati calava di oltre il 15%


ROMA – Qualcuno ha provato a spiegare perché da due anni il costo internazionale del metano è in calo e in Italia invece è cresciuto in misura quattro volte superiore all’inflazione. Per essere più precisi, negli ultimi due anni le bollette sono rincarate del 23,7 per cento (l’ultimo aumento è di qualche giorno fa: +1,7 per cento), mentre il prezzo spot pagato dai venditori di gas sul mercato all’ingrosso italiano è sceso di circa il 15 per cento soltanto nell’ultimo anno.

In un articolo di Sergio Rizzo sul Il Corriere della Sera si ricorda che il sistema di calcolo del prezzo della materia prima è stato appena ritoccato. “I giganti come Eni ed Enel operano prevalentemente con i contratti take or pay, in base ai quali si paga comunque, anche se il gas non viene ritirato tutto. Ebbene, nel 2009 poco prima della vertiginosa caduta del mercato libero, l’Autorità ha deciso di considerare nel calcolo del prezzo anche le quotazioni spot. Oggi pesano per il 5%, contro il 95% misurato in base ai contratti tradizionali, ma in realtà il gas acquistato sul mercato spot che corre nei nostri tubi va ben oltre quel misero 5%.

Secondo una recentissima indagine dell’Autorità, il prezzo medio spot è stato nel 2011 e nel 2012 rispettivamente del 16% e del 26% inferiore a quello calcolato con l’altro sistema. Il succo è il seguente: tenere il prezzo non troppo distante da quello dei contratti take or pay limita i danni per i grandi operatori, che possono compensare le perdite di quegli accordi con i super profitti del gas acquistato sul mercato libero e fa fare un mucchio di quattrini a chi (come alcune municipalizzate) compra esclusivamente spot e vende agli utenti finali con tariffe astronomiche”.

E’ una situazione insostenibile anche per l’Authority, che ha proposto una nuova formula di calcolo per allineare il prezzo della materia prima, che pesa per circa la metà sulla bolletta, a quella del mercato libero. “Ma siccome nessuno garantisce che il mercato spot sarà sempre così favorevole, ecco che gli utenti si devono caricare sulle spalle una bella assicurazione obbligatoria a favore dei signori del gas. Uno scherzetto che vale 800 milioni, e visto che ne beneficerebbero i titolari dei famosi contratti take or pay, come appunto l’Eni, i piccoli sono imbufaliti, così come i consumatori. La pratica si è quindi fermata, mentre le bollette continuano a correre”.

Poi ci sono fatti, piccoli fatti, che comunque pongono per il presidente di un organismo “indipendente” una questione di opportunità. Come quella storia sollevata da un’interrogazione parlamentare del sen Lannutti (Idv) nella quale si chiedeva al ministro Corrado Passera conferma del fatto che “alcuni funzionari e dirigenti ora distaccati presso l’Autorità” da Gse e Acquirente Unico, fossero stati assunti dalle due società pubbliche “pochi giorni prima di tale distacco”. Una decina di persone in tutto: fra queste anche l’assistente personale di Bortoni, che era già con lui al ministero dello Sviluppo, di cui era stato nominato direttore generale nel 2009 (…) per essere poi da lì direttamente paracadutato nel 2011 al timone dell’Authority. Si chiama Cecilia Gatti, ed è incidentalmente la figlia di Giuseppe Gatti, amministratore delegato di Gdf Suez energia Italia: quarto produttore italiano di energia termoelettrica, terzo venditore di gas naturale nel nostro Paese dopo Eni ed Enel».

Sulla base di tali elementi, l’interrogante chiede di sapere se risulti rispondente al vero che, nell’ultimo biennio, a fronte di prezzi del metano in calo sui mercati internazionali, sono continuati i rincari al tasso del 23,7 per cento dal gennaio 2011, cioè in misura più di quattro volte superiore all’inflazione, mentre il prezzo spot pagato dai venditori di gas sul mercato all’ingrosso italiano è sceso di circa il 15 per cento soltanto nell’ultimo anno. Lannutti vuole anche sapere se risponde al vero che nell’ultimo anno i provvedimenti dell’Autorità a tutela dei consumatori, sono stati appena l’11,3 per cento del totale, contro il 17,7 per cento del 2011 e il 25,8 per cento del precedente collegio, che in sette anni aveva inflitto agli operatori multe per 200 milioni, a un ritmo di 28,5 milioni l’anno, a differenza dall’Autorità presieduta da Bortoni, che dal 2011 non è andata oltre i 7 milioni, ossia 3 e mezzo l’anno.

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