Bilancio Ue, compromesso al ribasso

Van_Rompuy_sliderNella bozza Van Rompuy, il tetto di spesa si riduce a 908 miliardi. In totale il nostro Paese risparmia 500 milioni

 

 

 

ROMA – Dopo la maratona notturna e gli innumerevoli ritocchi e correzioni della bozza di bilancio comunitario 2014-2020, stamattina alle 6,30 il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy ha presentato il documento ai rappresentanti dei 27 paesi membri. Teoricamente mancherebbe solo la firma finale, ma gli interessi in gioco sono talmente grandi e spesso contrastanti che qualsiasi previsione risulta ancora azzardata.

Parlando di macro categorie, il documento di compromesso sul bilancio prevede un tetto di spesa di 960 miliardi di euro per gli impegni, che poi scendono a 908,4 miliardi per i pagamenti effettivi. Rispetto alla proposta originaria della Commissione pari a 1.047 miliardi di euro,  ha dunque ridotto l’ammontare della spesa globale di quasi 90 miliardi. Ma anche se confrontata con quella del novembre scorso (971 miliardi di impegni), il taglio sarebbe di circa 10 miliardi e potrebbe, sulla carta, accontentare tutti.

Sarebbe la prima volta nella storia che la Ue diminuisce il suo bilancio, ma secondo molti analisti si tratta di un compromesso al ribasso perché si rinuncia alla crescita e le cifre globali sono tutte contenute. A spingere per una drastica riduzione del bilancio sono stati alcuni paesi nordici guidati dalla Gran Bretagna. E la partita non è ancora chiusa del tutto. Il confronto prosegue tra gli alleati di David Cameron e chi difende i propri vantaggi (Francia e Italia). A giocare il ruolo di mediatore in questo momento sarebbe la Germania del cancelliere Angela Merkel, che fa sapere che il governo tedesco vuole trovare un compromesso, ma che nel caso di insuccesso la via di uscita potrebbe essere quella di un bilancio annuale, anziché settennale.

Comunque, stando all’ultima stesura del presidente del Consiglio europeo, per l’Italia ci sono novità interessanti: il suo saldo netto migliora di 500 milioni di euro l’anno, e passa così da un saldo netto negativo di 4,5 miliardi nel periodo 2007-2011 a un saldo negativo di 4 miliardi per il settennato 2014-2020. Ma sopratutto guadagna 1,5 miliardi di euro per le regioni meno sviluppate, grazie a dei fondi ad hoc stanziati per i Paesi più colpiti dalla crisi.

Il tira e molla tra le opposte esigenze ha finito però col fare una vittima illustre: lo sviluppo. Su infrastrutture, innovazione e ricerca si concentrano infatti i tagli più rilevanti, che subiscono sul filo di lana un’ulteriore limatura di 13,8 miliardi. Nella bozza vengono infatti stanziati 125,69 miliardi, mentre a novembre erano 139,5 miliardi e addirittura 164,3 nella proposta originaria della Commissione.

Crescono invece di 4,6 miliardi i fondi per la coesione economica, sociale e territoriale, e aumentano di 1,2 miliardi di euro i fondi per la politica agricola comune. In buona sostanza i capitoli di spesa tradizionali non vengono ridotti, mentre i tagli si concentrano sulla spesa comune che non tocca ‘buste nazionali’ e quindi interessi particolari.

La tanto attesa iniziativa di Van Rompuy contro la disoccupazione giovanile viene finanziata con circa 6 miliardi di euro, a cui potranno accedere i Paesi dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 25%, quindi Italia compresa.

Se le cose dunque non dovessero mutare in extremis, anche per i prossimi anni l’Unione conserverebbe un passo ridotto, incapace di essere un moltiplicatore di iniziative virtuose. Gli stati membri hanno affrontato le trattative in un’ottica nazionale più che comunitaria, fedeli alla convinzione che il bilancio europeo sia più un costo che un investimento, più un diritto che una opportunità.

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