Draghi si autoassolve da tutti i peccati

draghi-mario-SLIDERL’ex governatore dichiara di aver agito tempestivamente e in modo corretto. Le ispezioni del 2010 alla banca senese

 

ROMA – Quello andato in scena ieri a Francoforte al termine del Consiglio direttivo della Bce è un pezzo di teatro degno del miglior Ionesco. Succede infatti che in conferenza stampa una giornalista di Reuters “osa” domandare a Mario Draghi se è vero che in quanto governatore pro tempore di Bankitalia “spazzò la questione Mps sotto il tappeto per non compromettere le sue possibilità di ascesa al vertice della Bce”.

Forse la domanda era mal posta, certamente era irriverente, ma di sicuro toccava il nervo scoperto delle responsabilità degli organi di controllo nella torbida vicenda della banca senese. Ma porre domande legittime al presidente della Bce, nominato honoris causa salvatore dell’euro, sembra essere diventato un delitto di lesa maestà. Tant’è che un serio professionista come Federico Fubini osserva stamattina sul Corriere che “ciò che colpisce sono le domande” della collega, non le risposte di Draghi.

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In che senso la pertinente domanda di una collega che fa buon giornalismo può risultare sorprendente? Forse che la vigilanza istituzionale della Banca d’Italia non è chiamata in causa dai misfatti della gestione Mussari? La giornalista di Reuters deve aver letto scrupolosamente che l’Istituto di via Nazionale ha autorizzato a suo tempo l’acquisizione di Antonveneta ad un prezzo folle; che non si è accorto di operazioni in derivati truffaldine nascoste sotto il tappeto da manager senza scrupoli; ha consentito che la terza banca italiana fosse guidata per anni da amministratori infedeli, nominati dalla politica a cui hanno puntualmente risposto.

Sono le stesse domande che qualsiasi cittadino oggi si pone. Ma Draghi – è sempre il Corriere che riferisce e acconsente – “ha sgombrato subito il campo ai dubbi emersi in questi giorni nella vicenda”. Come? “Ho firmato io le due ispezioni sul Monte dei Paschi. Se c’è stata una frode, Bankitalia non ha poteri giudiziari o di polizia per scoprirla”. Da qui all’autoassoluzione tombale il passo è breve: “La Banca d’Italia ha agito tempestivamente e in modo corretto e il suo operato è stato approvato anche dal Fondo monetario internazionale”. Punto e basta, sentenzia Draghi, tutto il resto è “rumore elettorale”.

Ora, nemmeno la Chiesa cattolica, così generosa con i peccatori, ha mai ammesso l’autoassoluzione. Per cancellare le conseguenze di un peccato chiede almeno che il peccatore riveli sinceramente il suo errore e sia perdonato tramite il sacramento della confessione. Se poi vuole l’indulgenza plenaria, che cancella tutti i peccati, allora qualcosa in più deve essere disposto a pagare, come un’opera meritevole, o un pellegrinaggio, o un’opera di mortificazione, come digiunare o dormire su un letto di ortiche.

Da Draghi, povero peccatore, nessuno pretende tanto, ma che almeno ci dica dove sono finiti i verbali dei suoi ispettori che già nel 2010 rivelavano gran parte delle cose che abbiamo scoperto tre anni dopo. Oppure riconosca che il Testo unico bancario del 1993 consente, anzi impone al ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, di sottoporre ad amministrazione straordinaria una banca in crisi, che non presenti caratteri di irreversibilità. Che se invece ci sono ragioni di assoluta urgenza, la Banca d’Italia può nominare uno o più commissari che assumono i poteri di amministrazione dell’intermediario per un massimo di due mesi.

Almeno le ragioni per le quali questi ed altri possibili rimedi non sono stati attivati fino a far degenerare la situazione del Mps Draghi le poteva fornire all’ingenua giornalista di Reuters, alla magistratura e a tutti noi, anziché liquidarci in maniera tranchant. In fondo non gli era neppure stato chiesto se è vero quanto riportato dal Wall Street Journal in merito ad un presunto prestito di due miliardi di euro che Bankitalia avrebbe concesso al Monte dei Paschi appena un anno fa.

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