Dov’erano i vigilantes sul Monte dei Paschi?

Visco_slider_bisIl governatore Visco rivendica maggiori poteri per la vigilanza sulle banche, oramai di competenza della Bce

 

 

ROMA – L’uragano Monte dei Paschi di Siena, lungi dall’essersi esaurito, deve ancora produrre i suoi effetti più devastanti. Quando la Procura della Repubblica del capoluogo senese avrà chiuso l’istruttoria penale in corso si conteranno i morti e i feriti. Per il momento restano aperti decine di fascicoli sulle inadempienze e i reati commessi dal management della banca e della Fondazione.

Tra questi, uno dei più controversi è quello della (in)efficacia dell’intera filiera di controllo dell’istituto, dal collegio sindacale al consiglio di amministrazione, dalla società di revisione alla Consob, alla Banca d’Italia. Ognuno ha il proprio alibi, pronto a scaricare sul vertice operativo della banca l’intero barile (esplosivo) delle responsabilità. L’ha fatto il Cda sostenendo di non essere stato informato da Mussari e Vigni, l’ha fatto la società di revisione deponendo davanti ai pm, l’ha fatto un po’ ingenuamente un commissario della Consob sostenendo che “ancora nessuno è in grado di sapere cosa è successo veramente”, l’ha fatto la Banca d’Italia per bocca del suo ex governatore che ha giudicato sbrigativamente il suo operato “efficace e tempestivo”.

A parte i dubbi che simili giustificazioni lasciano sul campo, è sulla sorveglianza della Banca d’Italia che sembra opportuno tornare. Nella nota infatti trasmessa al ministro Grilli, che ne ha riferito in Parlamento, il governatore Visco sostiene che le ispezioni disposte a suo tempo avevano in effetti evidenziato le criticità della banca senese, ma che, nell’ambito dei poteri concessi dalla normativa vigente, l’Istituto di emissione non avrebbe potuto fare di più. Le sanzioni amministrative, dopo tre anni, “stanno per arrivare”.

Pensando probabilmente di mostrare i muscoli e di uscire dall’angolo in cui le critiche lo hanno costretto, il governatore, intervenendo l’altro giorno all’assemblea del Forex, ha chiesto con insistenza “il rafforzamento dei poteri della vigilanza” per poter rimuovere gli amministratori delle banche giudicati “inadeguati” all’incarico, al di là dei requisiti di onorabilità e professionalità fissati per legge. Visco ha altresì motivato gli ulteriori poteri con la possibilità di porre vincoli alla distribuzione di bonus agli amministratori di banche in perdita e alla concessione di buonuscite non conformi ai risultati raggiunti.

Prima però di chiedere nuovi poteri per operare “efficacemente”, bisognerebbe esaminare preliminarmente se quelli di cui la Banca d’Italia già dispone non sarebbero stati sufficienti a rimuovere gli amministratori “inadeguati”. A questo riguardo le procedure di gestione delle crisi delle banche e dei gruppi bancari sono disciplinate dal Titolo IV del Testo Unico Bancario (Tub). Nello stesso sito della Banca d’Italia si legge che le diverse procedure di gestione delle crisi sono articolate in base al grado di criticità della situazione aziendale: gravità delle perdite patrimoniali, irregolarità, violazioni normative e amministrative.

Se dunque la crisi non presenta caratteri di irreversibilità, la banca può essere sottoposta ad amministrazione straordinaria, disposta con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato su proposta della Banca d’Italia, a cui spetta la nomina degli organi straordinari. In caso di urgenza, B.I. può addirittura nominare uno o più commissari per un massimo di due mesi (“gestione provvisoria”).

Quando invece la crisi assume caratteri di irreversibilità, la banca viene assoggettata a liquidazione coatta amministrativa, con provvedimento del ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato su proposta della Banca d’Italia. Anche in questo caso la nomina degli organi liquidatori compete alla Banca d’Italia. (cfr. “Draghi si autoassolve da tutti i peccati”).

Come si vede, già con gli attuali poteri conferitigli dal Tub la Banca d’Italia sarebbe potuta intervenire sul Monte dei Paschi con ben altra determinazione e tempestività. A prescindere comunque, sfiora le comiche la richiesta di rinforzo della Vigilanza avanzata da Visco nello stesso momento in cui la Bce gliela ha appena sottratta.

Com’è noto infatti il 12 dicembre scorso gli stati membri dell’Ue si sono accordati per trasferire alla Bce il potere di vigilanza sulle banche. In particolare il nuovo sistema, operativo tra un anno, prevede che la Bce vigili direttamente su tutte le banche con attivi superiori ai 30 miliardi di euro. Le altre rimarranno sotto il controllo delle autorità nazionali, ma se vi saranno problemi, l’istituto di Francoforte potrà sempre avocare a sè anche questi dossier in qualsiasi momento.

Due motivi dunque, quello dei poteri che già possiede e quelli che invece non possiede più, che avrebbero dovuto consigliare a Ignazio Visco di astenersi dall’intervenire. Perché qualche volta, come diceva Oscar Wilde, “è meglio tacere e sembrare impreparati, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio”.

Potrebbero interessarti anche