Italia-Programmi, rispunta la truffa

italia-programmiA un anno dalla sanzione dell’Antitrust, tornano nuove richieste di pagamento. Aduc: “Non pagate”

ROMA – A distanza di un anno dal provvedimento dell’Antitrust che ha condannato Italia-Programmi a pagare un milione e mezzo di euro per pubblicità ingannevole e aggressiva, mandando gli atti alla Procura della Repubblica affinché proceda penalmente, Italia-Programmi si rifà viva. Da febbraio 2013 infatti gli utenti hanno iniziato a ricevere via mail nuove richieste di pagamento. Nella lettera la società “ringrazia per la fiducia riposta” ed è “lieta di presentare la terza fattura” per il servizio reso.
“Come sempre – si legge in una nota di Aduc, l’associazione dei consumatori – invitiamo chi non abbia consapevolmente accettato il contratto a non pagare”.

Nel gennaio 2012 l’Antitrust ha sanzionato la società Estesa Limited, con sede alle Seychelles, con una multa per complessivi 1.500.000 euro per pratiche commerciali ingannevoli e aggressive messe a punto dalla società attraverso il sito www.italia-programmi.net.

Il fenomeno ha riguardato alcuni prodotti software offerti apparentemente in modo gratuito: il consumatore digitava su Google il nome del prodotto, disponibile peraltro liberamente in rete, utilizzando parole chiave come ‘gratis’ e come primo risultato appariva il link www.italia-programmi.net, tramite il quale si trovava nella home page del sito. Introducendo i dati personali, come richiesto per registrarsi e scaricare il software ricercato, e senza la richiesta di carte di credito o altre modalità di pagamento, il consumatore attivava inconsapevolmente un contratto di abbonamento a titolo oneroso di durata biennale, dell’importo annuale di 96 euro. La pagina di registrazione riportava i termini dell’abbonamento con un’evidenza grafica non sufficiente ad una loro immediata comprensione.

Una volta tratto in inganno l’utente, la società iniziava ad inviare richieste di pagamento dopo che erano trascorsi dieci giorni dalla registrazione, rendendo dunque impossibile l’esercizio del diritto di recesso e negandolo anche a quanti lo avevano esercitato tempestivamente. I pagamenti richiesti dovevano essere effettuati tramite bonifico su un conto presso una banca di Cipro. Ai consumatori che non pagavano arrivavano solleciti di pagamento (via mail o per lettera) dal carattere minaccioso, con l’applicazione di costi aggiuntivi e, addirittura, paventando l’esperimento di un’azione penale, inesistente nel nostro Paese, in modo da esercitare un’indebita pressione psicologica. Estesa ha peraltro inviato i solleciti anche a consumatori che non si erano mai registrati sul sito.

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