Papa, corsa aperta per la successione

Giardini_vaticaniScola Ravasi e Bagnasco tra i papabili italiani. Il canadese Ouellet e l’honduregno Maradiaga tra gli stranieri

 


ROMA – E’ stato lo stesso Benedetto XVI, all’atto delle sue dimissioni, a “convocare” in un certo senso il Conclave per la nomina del suo successore al soglio pontificio. E’ giusto così affinchè tra il “santo abbandono” (28 febbraio) e la nomina del nuovo Vescovo di Roma passi il più breve tempo possibile. “Per la Pasqua dovremmo avere il nuovo Papa. Questa è la previsione che possiamo fare”, ha annunciato padre Federico Lombardi in conferenza stampa spiegando le fasi della “sede vacante” che inizierà la sera di fine febbraio e i tempi tecnici per lo svolgimento del Conclave a marzo.

La decisione improvvisa di Papa Ratzinger, che ha colto di sorpresa tutto il sacro Collegio, e i tempi stretti imposti alla procedura, hanno subito conferito ai pourparler che precedono il Conclave un ritmo più che serrato. D’altronde, spariti i “corvi” del Vaticano, per quanti sforzi facciano i nostro valenti colleghi vaticanisti, non sapremo mai quali mail si stanno scambiando in queste ore i 117 grandi elettori sparsi per il mondo (al momento infatti i cardinali con meno di 80 anni sono 118, su un totale di 209, ma il cardinale di Kiev supererà la soglia il 26 febbraio e quindi non entrerà nella Cappella Sistina), quali “partiti” si vanno formando intorno ai candidati forti, europei contro africani, sudamericani contro asiatici.

Non resta allora che rifarci, paradossalmente, alle valutazioni degli scommettitori per capire almeno in che direzione tira in vento. E prima di tutto si son voluti tracciare i lineamenti dell’eleggendo Papa che, dopo le dimissioni di Ratzingher, saranno soprattutto quelli di un Papa saldo da un punto di vista teologico, sperimentato sotto il profilo pastorale e in età da sostenere un pontificato di buona durata.

Secondo i bookmakers, nelle prime ore il favorito era il ghanese Peter Turkson, pagato 9 a 4. Dietro di lui, il canadese Mark Ouellet (5 a 2), mentre il primo degli italiani era Angelo Scola, quarto a 7 a 1. al di là delle scommesse, in Vaticano si era cominciato a parlare di un testa a testa tra il cardinale Mauro Piacenza, potente capo della Congregazione per il Clero e Orani João Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro.

Stando ai pronostici dell’agenzia di scommesse irlandese Paddy Power, i tempi sarebbero maturi per la salita al soglio pontificio di un africano, tra cui si citano il ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, 64 anni (a quota 2,25 contro i 2,5 di Ouellet), e il nigeriano Francis Arinze (80enne e quindi fuori dal conclave), dato papabile a 4,00. Sempre per Paddy Power il primo degli italiani sarebbe il cardinale Gianfranco Ravasi, offerto a 7 volte la scommessa, mentre Ladbrokes quota Scola al quarto posto. Più staccati altri due eminenti cardinali di Curia quali il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco.

A prescindere tuttavia dalle scommesse, sono in forte risalita le quotazioni di un pontefice italiano. Tra i papabili, in pole position ci sarebbe l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, sostenuto non solo da una certa parte dei porporati italiani, ma anche da diversi stranieri, vista l’opera di grande attenzione svolta da Scola su vari scenari internazionali, con la sua fondazione Oasis, già al tempo in cui era Patriarca di Venezia.

A contendergli i favori del Collegio, ci sarebbe il cardinale Gianfranco Ravasi, che Ratzinger – il quale non interverrà al Conclave ma la cui influenza finirà col contare qualcosa – aveva voluto alla presidenza del Pontificio Consiglio della Cultura. Nel suo “curriculum” l’esperienza pastorale non appare un granchè, mentre brillano le sue doti manageriali e soprattutto teologiche.

Una possibile soluzione di compromesso potrebbe essere quella del presidente della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, che nelle turbolenti vicende vaticane ha mostrato una forte tenuta e doti religiose e politiche non comuni.

Tra i papabili stranieri, c’è il cardinale austriaco Christoph Schönborn, domenicano, già allievo di Ratzinger, come Scola, e arcivescovo di Vienna. Poi c’è il filone americano, dove brilla il nome del canadese Marc Ouellet, poco conosciuto dal pubblico, ma prelato che incontra il Papa quasi tutti i giorni nella sua veste di prefetto della Congregazione per i vescovi, e quindi ben conosciuto in Curia. C’è Timothy Dolan, arcivescovo di New York, conservatore ma capace di mostrare duttilità nei temi religiosi e politici. Stimato per la determinazione del carattere e le capacità organizzative è il cardinale cappuccino Sean O’Malley, che a Boston ha risollevato una situazione drammatica non solo per gli abusi ma anche per gli insabbiamenti del suo predecessore Bernard Law.

Nell’area latinoamericana buone chances vengono assegnate al brasiliano Pedro Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo. Ma anche all’honduregno Oscar Maradiaga, uomo di grandissima finezza intellettuale, attuale presidente della Caritas. E poi l’italoargentino Leonardo Sandri, oggi a capo del dipartimento per le Chiese d’Oriente. Non ultimo il cardinale messicano Javier Lozano Barragan, presidente emerito del Pontifico consiglio della pastorale per gli Operatori sanitari. Nell’area caraibica spicca il nome del cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell’Avana.

In Africa si parla del ghanese Peter Turkson, presidente del Pontifico consiglio di Giustizia e Pace. Infine gode di larga stima tra i porporati il filippino Luis Tagle, metropolita di Manila.

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