La Finmeccanica non trova pace

Pansa_Alessandro_sliderAlessandro Pansa nominato ad. Guido Venturoni vice presidente. I tanti nodi economici, finanziari e reputazionali da sciogliere

 

 

ROMA – La serie nera del più grande gruppo manifatturiero del Paese non accenna a placarsi. Anzi i fulmini della magistratura italiana e di quella indiana, dei compratori russi, delle agenzie di rating, dei tagli alle spese militari, dei problemi del nuovo aereo Dreamliner, piovono quotidianamente senza pietà su piazza Monte Grappa e la lasciano, industrialmente parlando, tramortita.

Dopo l’arresto del capo azienda Giuseppe Orsi per peculato e corruzione internazionale e dell’amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini per la fornitura dei 12 elicotteri all’aeronautica indiana, il ministero dell’Economia, socio di riferimento di Finmeccanica, si è precipitato a convocare il consiglio di amministrazione che ha coperto prontamente i “buchi” aperti nell’organigramma di vertice del gruppo. Alessandro Pansa, fino a ieri direttore generale, è stato nominato amministratore delegato e assomma su di sé tutti i poteri che erano stati di Orsi. L’ammiraglio Venturoni è stato nominato vice presidente.

L’organigramma sarà completato nell’assemblea dei soci già convocata per il 15 aprile quando ci sarà da sostituire non solo Orsi (che però fino ad oggi non si è ancora dimesso), ma anche Franco Bonferroni, a sua volta raggiunto da un avviso di garanzia. Tra le new entry in consiglio di amministrazione sarà scelto probabilmente il nuovo presidente.

Ma non sono certo questi i problemi più gravi che affliggono Finmeccanica. Pansa, da dodici anni ai vertici del gruppo prima come chief financial officer, poi vice, poi direttore generale e ora ad, assicura la continuità storica di una gestione costellata da incidenti, errori e illeciti, da Guarguaglini a Orsi. E non è chiaro se questo fil rouge che unisce il cinquantenne figlio di Giampaolo Pansa ai suoi predecessori possa essere considerato un viatico di competenza o un’ombra sulle sue frequentazioni passate.
Certo è che il nuovo capo azienda possiede un curriculum di matrice decisamente finanziaria (la sua laurea in Bocconi con Mario Monti è un must) che lo ha portato ad esprimere il meglio di sé proprio in quella funzione di cfo. Sembra dunque l’uomo giusto per gestire uno dei punti di crisi più delicati del gruppo: l’indebitamento che al 30 settembre scorso aveva raggiunto i 4,8 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente.

Ma per tutto il resto? Ci sono da affrontare le dismissioni di pezzi importanti del gruppo, come Ansaldo Energia (corteggiata dai coreani Samsung e Doosan e dalla tedesca Siemens) e Ansaldo Breda (Hitachi), che in molti considerano una follia. Ci sono da mettere insieme e omogeneizzare i marchi confluiti nella nuova Selex Es. Ci sono le commesse in bilico degli elicotteri in India, dei veicoli militari Centauro in Russia e dei treni ad alta velocità in Belgio e Olanda. C’è da ricostruire da zero l’immagine internazionale di quello che è stato uno dei gioielli dell’industria italiana, profondamente deturpata dalle ultime gestioni.

Sarà il nostro eroe Pansa in grado di affrontare e risolvere questo “intricato groviglio” di problemi nel breve tempo prima delle scadenze del prossimo anno? I bookmakers per ora non accettano scommesse.

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