Un banchiere belga alla guida dello Ior

Ratzinger_slider_bisBernard de Corte selezionato da importante agenzia di “cacciatori di teste”. Gli interrogativi sulla scelta dei tempi

 

ROMA – Nonostante le premurose smentite del portavoce vaticano, il nuovo presidente dello Ior è il banchiere belga Bernard de Corte, entrato a far parte del consiglio di amministrazione dell’Istituto vaticano assieme al tedesco Ernest von Freyber. Entro il 28 febbraio dunque, ultimo giorno di pontificato di Joseph Ratzinger, potrebbe esserci anche il rimpasto della Commissione cardinalizia di Vigilanza presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato.

Non c’è che dire, questo “fine papato” è pieno di sorprese. Si sa che per trovare il sostituto di Gotti Tedeschi, la Santa Sede si era rivolta ai «cacciatori di teste» della Spencer & Stuart, una delle aziende di head hunter più prestigiose del mondo. Ma il tocco internazionale non ha dissipato i dubbi e gli interrogativi che hanno accompagnato anche quest’ultima decisione papale. Qualcuno avanza l’ipotesi di “una nomenklatura ecclesiastica che mentre il Papa annuncia le dimissioni, si preoccupa di riempire le ultime caselle del potere, quasi avesse il presentimento che ‘dopo’ non sarà più possibile”.

E in effetti la domanda sembra più che legittima: se per nove mesi non si è avvertita la necessità di nominare il capo dello Ior, perché farlo senza aspettare l’arrivo del nuovo pontefice? E qui naturalmente le risposte, anche le più cattive e fantasiose, si affollano. Tra le più gettonate – ma come le altre prive di riscontri certi – ci sarebbe la rivalsa nei confronti del cardinale Bertone che avrebbe impegnato la Santa Sede in operazioni megalomani, come il tentativo di salvataggio dell’ospedale San Raffaele (poi fallito) per farne il perno di un grande «polo sanitario» cattolico.

Al di là tuttavia dei corvi e dei sospetti, che neppure le clamorose dimissioni hanno esorcizzato del tutto, resta il mistero di una fretta improvvisa destinata a mettere il prossimo Papa davanti al fatto compiuto su uno dei temi più delicati che hanno segnato gli ultimi otto anni di pontificato.

D’altronde è stato lo stesso Benedetto XVI nell’udienza di ieri ad evocare una situazione segnata da conflitti e rivalità ecclesiali che “deturpano la Chiesa”. Perciò, se è vero che i “cacciatori di teste” hanno aiutato il Vaticano a risolvere il problema del vertice dello Ior, per la scelta del prossimo pontefice chiamato a gestire con autorità e carisma le sorti della Chiesa, servirà ben altro.

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