10:34 | Finte verifiche fiscali, tra vittime anche Di Lernia. Otto gli arresti

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato questa mattina otto persone per reati di concussione, truffa aggravata e traffico internazionale di stupefacenti, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Roma. Gli indagati sono invece nel complesso sedici. Numerose anche le perquisizioni locali e personali eseguite nel corso dell’operazione, che ha visto impiegati 200 finanzieri tra il Lazio e la Calabria.

Le indagini, svolte dal Nucleo Polizia Tributaria di Roma e coordinate della locale Procura della Repubblica (sostituto procuratore Paolo Ielo e Luigi Fede), hanno fatto luce su una serie di attività illecite aventi quale comune denominatore il consulente del lavoro Alessandro Grassi, oggi arrestato.

La prima vicenda emersa dalle indagini delle fiamme gialle riguarda una concussione messa in atto da Grassi, insieme con altri complici, tra cui un funzionario dell’ Agenzia delle Entrate ora in pensione (arrestato), nei confronti dell’ imprenditore Tommaso Di Lernia, noto per essere stato coinvolto nell’ inchiesta Enav-Finmeccanica, svolta sempre dalla Procura della Repubblica di Roma, in qualità di amministratore della Print sistem Srl, società alla quale la Selex sistemi integrati Spa sub-appaltava i lavori affidati dall’Enav.

In particolare, e’ stato appurato che Grassi si e’ finto funzionario del Fisco e, con i propri complici, ha inscenato una falsa verifica fiscale nei confronti della società di Di Lernia, per poi indurre l’imprenditore a pagare una tangente di 750.000 euro per ottenere un ammorbidimento del controllo. Controllo che pero’ non era reale, bensi’ del tutto simulato.

La vicenda era giunta all’ attenzione degli investigatori a distanza di poco tempo, quando l’ Agenzia delle Entrate aveva effettivamente avviato una vera verifica fiscale nei confronti della Print sistem Srl, facendo cosi’ emergere la totale falsità dell’ ispezione precedente e dando avvio alle indagini.

Un’ analoga attività truffaldina e’ stata invece smascherata dalla Guardia di Finanza proprio nel suo svolgersi. In questo caso Alessandro Grassi aveva individuato la propria vittima in un imprenditore che conosceva bene, trattandosi di un cliente del suo studio. Dopo aver istruito alcuni suoi complici, che ancora una volta si sono presentati all’ imprenditore spacciandosi per funzionari dell’ Agenzia delle Entrate e simulando un’ ispezione tributaria, Grassi ha immediatamente manifestato all’imprenditore la possibilità di alleggerire le potenziali conseguenze del controllo pagando una mazzetta, in realtà intascata da lui e dai suoi compartecipi.

Nell’ occasione Grassi e i suoi complici (di cui 4 arrestati) avevano predisposto tutto il necessario per trarre in inganno l’ imprenditore, facendo apparire come veritiera la verifica fiscale. Erano stati infatti predisposti tesserini di riconoscimento contraffatti dell’ Agenzia delle Entrate; erano stati redatti verbali di verifica ad hoc e, addirittura, i falsi funzionari dell’ Amministrazione Finanziaria avevano anche proceduto ad acquisire la documentazione contabile dell’ impresa, manifestando l’esigenza di un esame approfondito della contabilità. Proprio la procedura che sarebbe stata seguita da verificatori genuini.

Come se non bastasse, nel corso delle indagini emergeva come Alessandro Grassi costituisse anche il terminale di uno strutturato gruppo criminale, composto perlopiu’ da persone di origine calabrese, provenienti da Africo (Reggio Calabria) ma da tempo trapiantati nella Capitale, attivo nell’importazione di ingenti quantitativi di droga dai Caraibi (Santo Domingo).

In particolare, gli indagati stavano organizzando il trasporto di un grosso carico di cocaina (per il quale avevano già versato ai narcos un acconto di 700.000 euro) attraverso un aeromobile noleggiato, che sarebbe dovuto giungere presso lo scalo romano di Ciampino, per poi rifornire le piazze di spaccio di Roma e Milano. L’illecito programma criminoso, tuttavia, e’ stato sventato dall’operazione di oggi che ha comportato la cattura oltre che del professionista anche dei suoi tre complici calabresi (Salvatore Palamara, Bruno Palamara e Antonio Talia).

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