Rivolta di immigrati al Cie di Ponte Galeria

cie_ponte_galeriaUn gruppo di immigrati ha dato vita alla protesta bruciando materassi e suppellettili. Una poliziotta rimasta ferita

 

 

ROMA – Rivolta al Cie di Ponte Galeria in via Portuense, a Roma, struttura che ospita gli stranieri in attesa di essere rimpatriati. Alcuni immigrati hanno dato fuoco a materassi e gomme e si sono chiusi all’interno del Cie. Un’alta colonna di fumo si è levata dalla struttura rendendo inagibile una parte del Centro di identificazione ed espulsione.

Nel corso della protesta una poliziotta è rimasta ferita ad una mano ed è dovuta ricorrere alle cure mediche. Sul posto sono ancora al lavoro i vigili del fuoco per spegnere le fiamme appiccate dagli immigrati. Secondo quanto si è appreso a far partire la protesta sarebbero stati cinque nigeriani colpiti da decreto di espulsione.

La rivolta di oggi non è che l’ultimo degli episodi di scontri interni al Cie romano, dove nel marzo 2012 si tenne un lungo sciopero della fame per protesta contro il suicidio di un ex recluso catturato e picchiato dopo una fuga dal centro. E ancora il 14 settembre del 2011 alcuni gruppi di ospiti del Cie romano furono protagonisti di una serie di fughe: evasioni di massa che portarono ad una modifica degli apparati di sicurezza del centro.

Materassi e altre suppellettili incendiati, danni ingenti, una struttura pubblica, il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, ha vissuto questa mattina momenti di tensione. E’ questo il risultato dei disordini accaduti all’interno del CIE, secondo quanto reso noto dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni.

Ad originare la violenza il rifiuto, da parte di un ospite nigeriano del centro, di essere rimpatriato per effetto di un decreto di espulsione. La sua resistenza alle forze dell’ordine ha causato la reazione delle stesse e gli altri ospiti nigeriani che hanno assistito a questa scena, hanno protestato e messo a ferro e fuoco il settore maschile, causando ingenti danni, tanto che sono intervenuti i vigili del fuoco.

La rappresentanza nigeriana è attualmente la più folta, circa il 40% della popolazione maschile ospite (43 su 132 ospiti). Per tutta la durata degli incidenti, progressivamente sedatisi nel corso della mattinata, gli ospiti non nigeriani, sono rimasti alquanto indifferenti all’accaduto. Proprio questa mattina era prevista la presenza di una delegazione di giornalisti di diverse testate nazionali. Il giovane nigeriano, Victor, di 29 anni alla fine non è stato rimpatriato e otto dei suoi connazionali sono in stato di fermo giudiziario.

«La crisi che sta vivendo il Paese e la campagna elettorale – ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – hanno fatto sparire dall’agenda della politica il problema dell’immigrazione. Non solo a Ponte Galeria, ma in molte altre strutture in tutta Italia, centinaia di persone vivono quotidianamente una situazione da tortura psicologica.

In questo contesto, le fughe dai Cie, le proteste anche violente e gli atti di disperazione personale sono all’ordine del giorno. A Ponte Galeria in particolare, che è la struttura di cui ci occupiamo in prima persona, il clima è tale che qualsiasi episodio di vita quotidiana può essere il detonatore di proteste e di violenze».

Immediate le polemiche. «Oggi, di fronte a questa ennesima rivolta, auspico che si torni a parlare di Cie, di cosa sono e di come ci si vive perché tutti sappiano che si tratta di luoghi di privazione della libertà personale e di sistematica violazione dei diritti umani – commenta Fabio Nobile, candidato di Rivoluzione Civile per la Regione Lazio – Occorre chiuderli tutti e varare una radicale riforma delle leggi sull’immigrazione. Solo così potremo tornare a definirci un Paese civile».

«La rivolta di oggi conferma l’emergenza e la drammaticità delle condizioni di detenzione all’interno del Cie di Ponte Galeria – dichiara Gianluca Peciola, coordinamento Sel Area Metropolitana di Roma – I centri di identificazione ed espulsione sono disumani luoghi di privazione delle libertà fondamentali. Persone che non hanno commesso alcun reato sono private della libertà personale, solo perché si trovano nel territorio del nostro Paese senza un permesso di soggiorno. Come Sinistra Ecologia e Libertà continueremo a batterci perché i Cie vengano chiusi e perché venga riformata la nostra legislazione sull’immigrazione».

“Lo scorso 6 febbraio – ha afferma in una nota Giuseppe Rossodivita, candidato presidente Regione Lazio per la Lista Amnistia Giustizia Libertà – ho fatto formale richiesta al ministero degli Interni, anche nella mia qualità di Consigliere Regionale ancora in carica, di poter far visita al Cie di Ponte Galeria di Roma per verificare le condizioni di detenzione di questo vero e proprio lager. Tra l’altro nel Cie di Ponte Galeria è detenuto uno dei cittadini stranieri, da me difeso, al quale lo Stato italiano deve ancora corrispondere il risarcimento dei danni che gli è stato riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo con la recente e nota sentenza pilota.

Da notizie giuntemi la situazione umanitaria è gravissima e trovo francamente assurdo che passino così tanti giorni per avere l’autorizzazione per potervi accedere. Le notizie di oggi parlano di azioni di disperazione con incendi di materassi e rivolte violente. Dal punto di vista umanitario la situazione dei Cie è ancora più grave di quelle delle carceri e tutto questo avviene senza che nessuno intervenga per verificare le condizioni delle centinaia di stranieri lì rinchiusi.

Mi auguro che i candidati cosiddetti ‘progressisti’ – ha concluso Rossodivita – vogliano al più presto unirsi alla mia richiesta e chiedere anche loro che nelle prossime ore ci sia consentito di fare una visita al Cie di Ponte Galeria”.

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