Il responso delle sibille (Draghi-Monti)

Draghi_Monti_sliderAnche quest’anno ripresa molto, molto graduale. Il livello del credito crollato a livelli del dopoguerra


ROMA – Il dialogo a distanza tra sordi continua senza sosta. Da una parte c’è il paese reale che soffre, le aziende che chiudono, i disoccupati che aumentano, il credito “imboscato”, i consumi a livello anni 50. Dall’altra parte ci sono Mario Draghi, Mario Monti, il presidente dei banchieri italiani che continuano a parlare, come se nulla fosse, di solidità del sistema creditizio, di spread in zona sicurezza, di tassi d’interesse e di squilibri valutari “sotto controllo”. I “salvatori” della patria e dell’euro si comportano né più né meno come le sibille dell’antichità che, ispirate da Apollo (sdoppiato per l’occasione nel duo Draghi-Monti), concedevano presagi e oracoli.

A sentire il presidente della Bce esporre il suo sommo parere nell’audizione periodica con la commissione affari economici dell’Europarlamento, sembra in effetti di ascoltare una profetessa cumana: “Non ci sono segni di miglioramento nell’economia reale dell’eurozona”. La sibilla prevede che una ripresa molto graduale, e sottolinea “molto graduale”, è da attendersi forse nella seconda metà di quest’anno (tanto poi se non ci sarà basterà spostare la previsione al 2014). Occorre quindi – vaticina Draghi – fare ancora “sforzi considerevoli”, insistendo sul consolidamento dei bilanci “sempre necessario e in grado, insieme alle riforme strutturali, di ridurre lo spread”.

Ma dove vivono questi signori? Possibile che il baratro in cui la nostra economia – come quella della Grecia, della Spagna, del Portogallo – è precipitata non suggerisca neppure una correzione di rotta? C’è ormai solo da sperare che, conclusa la quaresima montiana, il nuovo governo riesca a riportare la barra al centro e tornare a discutere di politica economica e industriale, anzichè solo finanziaria.

E lo scenario non cambia anche quando si passa dal fronte macro al rapporto tra banche e clienti. Secondo il direttore centrale dell’Associazione bancaria, Gianfranco Torriero, sono sempre più in flessione i prestiti a famiglie e imprese: la variazione annua degli impieghi è stata negativa del 3,26% a gennaio, contro il -2,5% di fine 2012. Una caduta del genere, spiega il chief economist dell’Abi, non si era mai registrata nella serie storica di questo aggregato che risale a giugno del 1999 ma si giustifica, a parere di Palazzo Altieri, con i “sei trimestri di recessione” che stiamo vivendo.

Ed è anche nuovo record per le sofferenze delle banche italiane. Nel Bollettino mensile dell’Abi si legge infatti che a fine 2012 hanno toccato quota 64,3 miliardi, portando il rapporto tra sofferenze e impieghi al 3,3% a fine 2012 rispetto al 2,2% del 2011. Anche in questo caso però soccorre Mario Draghi che dice pressappoco: “Se le banche non fanno credito è sì per la mancanza di risorse (mentre l’Abi stessa dichiara un aumento dei depositi del 6,7% a gennaio e del 6,2% a dicembre, ndr), ma anche per l’assenza di richieste da parte dei loro clienti”. Non c’è proprio di che sperare da questa classe dirigente!

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