L’Italia in balia della disoccupazione

disoccupatiLe persone senza un lavoro sarebbero quasi raddoppiate tra il 2007 e il 2012. Nette differenze tra nord e sud

ROMA – “La disoccupazione si conferma come uno dei problemi più importanti tra quelli che affliggono il nostro Paese. Anche se i grandi media ne parlano molto poco l’emergenza lavoro affligge milioni di italiani. Le aziende continuano a chiudere ad un ritmo incessante mentre quelle che rimangono aperte, salvo rare eccezioni, sono costrette a licenziare o a mettere in cassa integrazione pur di superare questo momento di crisi.

Veniamo ai numeri: come tutti ben sappiamo l’Istat ha fissato la disoccupazione italiana all’11,2% per quanto riguarda il 2012 ma quello che non tutti sanno o ricordano è che solo 5 anni fa tale valore era quasi dimezzato.

Secondo uno studio realizzato dallo staff del sito economyonline.it, condotto grazie ai dati ufficiali dell’Istat, le persone senza un lavoro in Italia sarebbero quasi raddoppiate tra il 2007 e il 2012. Basti pensare infatti che nel 2007 la disoccupazione toccò il minimo storico degli ultimi 13 anni fermandosi al 6,1% mentre per il 2012 l’Istat conferma una disoccupazione di poco superiore all’11%. Dati che hanno dell’incredibile e che testimoniano la rapidità e la forza con la quale la crisi economica stia mettendo a dura prova la nostra economia.

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Tra le categorie più penalizzate troviamo i giovani sotto i 35 anni di età, fascia in cui la disoccupazione si spinge ben oltre il 35% (dato tra i peggiori di Europa). Da sottolineare, anche, le differenze sempre più marcate tra nord e sud. Analizzando infatti i numeri relativi al 2011, emerge che l’Italia è letteralmente spaccata a metà. Un esempio: mentre in Emilia o in Veneto la disoccupazione fino al 2011 non si spingeva oltre il 5%, in regioni come la Campania si registravano picchi del 15% così come in Sicilia o in Sardegna si andava ben oltre il 14%. Una disparità enorme che si addice maggiormente ad un paese in via di sviluppo piuttosto che ad una delle principali economie del mondo com’è quella italiana.

Ma quello che risulta essere più preoccupante è la velocità con la quale la situazione sta degenerando. Andando avanti con l’analisi dei numeri, infatti, emerge che in soli 12 mesi da Dicembre 2011 a dicembre 2012 la disoccupazione è passata dal 9,5% all’11,2%.

Tornando ai dati sulla disoccupazione ora il pericolo più grande è quello di non riuscire ad interrompere il trend degli ultimi anni e di finire come la Spagna dove il lavoro è diventato una vera e propria emergenza sociale con una disoccupazione oltre il 20%.

Cosa ci attende per il futuro?

Al momento le prospettive per il 2013 appaiono ancora incerte. A livello europeo sono in molti a credere in una prima leggera ripresa a partire dalla seconda metà del 2013 ma il tutto resta ancora poco chiaro.

Per quanto riguarda il nostro paese la situazione non fa emergere ancora dei chiari segnali che si stia andando in questa direzione. La produzione industriale continua a stazionare su valori “allarmanti” (-1,7% a dicembre 2011 contro i -6,4% di dicembre 2012) così come le vendite al dettaglio (-3,1% di novembre 2012).

Al momento, quindi, il nostro paese ha bisogno di riforme strutturali che consentano da un lato di contenere la spesa pubblica e, dall’altro, di ridare nuovi stimoli all’economia magari stimolando l’esportazione dei nostri prodotti di spicco, come quelli relativi alla produzione enogastronomica, o valorizzando l’immenso patrimonio artistico incrementando ulteriormente le entrate del settore turistico.

Il governo che si formerà dalle prossime elezioni dovrà mettere in agenda interventi mirati che restituiscano potere di acquisto al ceto medio (forse il più colpito dalla crisi) e produttività alle aziende che devono tornare a vendere e ad assumere. Una mission se non impossibile quanto meno molto, molto difficile.

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