Francesco Smedile – Udc – Camera

francesco-smedilePiano casa, serve una legge nazionale urbanistica che elimini la speculazione dei privati

 

“La legge regionale sul Piano Casa realizzata da Luciano Ciocchetti funziona. Ricordo ancora le diffidenze che questo provvedimento ha destato a Roma sia a destra che a sinistra e la durissima discussione in Aula Giulio Cesare per permetterne la sua applicazione nella Capitale. Ora invece sarebbe corretto che da parte di una destra, che oramai sta applicando le norme regionali in tante procedure, e da una sinistra perennemente bloccata da pregiudizi ideologici sulle riforme, giunga il giusto riconoscimento della validità di questa legge regionale che ha permesso di riavviare un settore che stava maggiormente risentendo della crisi”. Lo dichiara in una nota Francesco Smedile, candidato Udc alla Camera dei Deputati nel collegio Lazio 1, a
margine della presentazione dei dati Cresme relativi agli sviluppi del Piano casa della Regione Lazio.

“Adesso dobbiamo dare il via ad una nuova stagione – spiega Smedile – con la realizzazione di una legge nazionale come hanno giustamente richiesto Ciocchetti e Rao, capace di rilanciare il settore edilizio, definendo i tempi obbligati per regioni e comuni ed eliminando in futuro la speculazione privata sui suoli.

Inoltre serve intervenire sulla semplificazione, vera e con la certezza dei tempi, definendo una volta per tutte compiti poteri e funzioni tra regione e comune. La politica deve imporre un nuovo modello di sviluppo per le città fondato sul Riuso degli immobili esistenti e degli spazi urbani usati male. E’ assurdo infatti – aggiunge – che da parte degli enti locali del Lazio non ci sia stato alcun interesse nell’applicare questa procedura, che avrebbe permesso la valorizzazione del patrimonio pubblico
sbloccando così importanti risorse per la città e rendendo disponibili case in locazione ad affitto sociale”.

“A Roma – conclude Smedile – è fondamentale aprire veramente la stagione del demolire e ricostruire per impedire il consumo di suolo agricolo, usando come strumento primario la densificazione della città esistente. Ma soprattutto bisogna decidere se le politiche urbanistiche le fanno le regioni ed i comuni oppure le sovrintendenze in totale discrezionalità come fossero un centro di potere contro i bisogni della comunità. Il parere sui vincoli infatti deve essere precedente, e non successivo. Motivato, articolato e pubblico così da permettere alla comunità di conoscere chi fa e che cosa fa. Siamo pronti ad aprire una discussione serrata e pubblica su questi temi”.

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