Rapporto emergenza carceri nel Lazio

Regina_Coeli_sliderIl doppio dei detenuti negli stessi spazi. Civitavecchia e Latina i penitenziari con il maggior affollamento

 

ROMA – Il sovraffollamento nelle carceri nella nostra Regione (come in quasi tutte le altre) ha ormai raggiunto quasi il 50% in più rispetto a quello stabilito sulla carta (4.834 i posti disponibili nelle carceri del Lazio, 7.069 i detenuti effettivi)”. E’ questo uno dei dati più drammatici contenuti nel rapporto realizzato dal Garante dei detenuti, Angiolo Marroni, e dalla Cgil Funzione Pubblica di Roma e Lazio, dal titolo “Emergenza carceri Lazio: i diritti violati dei detenuti, le condizioni insostenibili dei lavoratori”.

Le percentuali più alte si registrano al Nuovo Complesso di Civitavecchia con l’88% (332 posti, 625 presenti), a Latina con l’85% (86 posti, 161 i presenti) e a Cassino con il 73% (172 posti disponibili, 298 i presenti). In assoluto, il carcere con più detenuti è Rebibbia, peraltro privo di un direttore effettivo, con 1.768 presenze a fronte di 1.218 posti disponibili (45%). In quasi tutte le carceri non ci sono più i vice direttori e a Rebibbia Reclusione il direttore è a part time perchè si occupa anche della Scuola di Polizia Penitenziaria di Via Brava”.

Oltre alla carenza di posti e al trend ininterrotto di crescita del numero dei detenuti, manca anche il personale addetto ai penitenziari. “Sono sempre più pesanti le carenze di organico fra coloro che le carceri le dovrebbero sorvegliare: gli agenti di polizia penitenziaria. Secondo le ultime stime, infatti, in servizio nelle 14 carceri del Lazio ci sono il 25% di agenti in meno rispetto a quanto previsto dalla dotazione organica (3.166 effettivi contro i 4.136 previsti)”, si legge nel rapporto.

Nel quadro generale disegnato dal dossier c’è anche il dettaglio sulla popolazione carceraria. “Il 93% dei 7.069 detenuti sono uomini; il 40% non è un cittadino italiano. Il 44% dei reclusi è in attesa di giudizio definitivo. In carcere, oltre ai 7mila detenuti, ci sono anche 17 bambini di eta’ inferiore ai 3 anni, figli di detenute madri. Fra la popolazione maschile sono ricompresi anche 23 transessuali, uomini per l’anagrafe ma donne nel fisico, rinchiusi in speciali sezioni delle carceri maschili per evitare il contatto con gli uomini, con tutte le problematiche che ciò comporta”.

L’altra faccia dello sfascio del nostro sistema carcerario è dato dalla situazione della polizia penitenziaria addetta alle strutture del Lazio. è stato che spiega: “Nel Lazio – spiega Paolo Camardella, segretario regionale della Fp Cgil – sono in servizio 3.166 agenti contro i 4.136 previsti. Una dotazione inadeguata alle necessità: basti pensare che nel 2001, l’amministrazione penitenziaria aveva determinato un organico di 4.136 agenti a fronte di 5.397 detenuti mentre oggi, con 7.069 detenuti, gli agenti risultano essere sempre gli stessi”.

La situazione, già drammatica oggi, potrebbe addirittura peggiorare. ”Dal rapporto infatti emerge la crisi di tutti gli ambiti che riguardano il complesso pianeta carcere: dalla sanità – spiega il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – fino al delicato tema del reinserimento sociale di chi ha scontato la pena, che comprende la scarsità di comunità alloggio e di case di accoglienza e l’estrema difficoltà a garantire un impiego esterno agli ex detenuti. Una situazione destinata a peggiorare visto che il Prap ha comunicato, per il 2013, tagli di budget per le attività culturali, ricreative e sportive ed alle mercedi dei detenuti lavoranti mentre, per le politiche della tossicodipendenza, non ci sono più stanziamenti”.

In queste condizioni l’articolo 27 della Costituzione, che prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbano tendere alla rieducazione del condannato, appare niente più che una foglia di fico per coprire inaudite responsabilità. Non è un caso che l’Italia sia stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo per violazione dei diritti dei detenuti, così come non è un caso che sul tema siano intervenuti sia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che il Cardinale Scola.

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