La Corte dei conti del Lazio le suona a tutti

Magistrati_sliderLa sanità regionale al centro delle censure della magistratura contabile. I titoli derivati proibiti agli enti locali

 

 

ROMA – Non è che le cose dette dal procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, dopo la conclusione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, non fossero già note. Ma denunciate pubblicamente dal più accreditato magistrato contabile fanno ancora un certo effetto.

E il cahier des doleances esposto dal responsabile della Corte comprende in effetti tutte le magagne compiute dalle amministrazioni capitoline, presenti e passate, a cominciare ovviamente dal buco vertiginoso della sanità. Le censure dei magistrati contabili non risparmiano nessuno: il ricorso alle prestazioni esterne ospedaliere «per compensare la carenza di organici», ospedali troppo piccoli e inadeguati, troppi posti letto nell’area centrale della città, disfunzioni organizzative di ogni tipo. Il procuratore De Dominicis si sofferma sul tema degli sprechi nella sanità di cui denuncia vicende «particolarmente allarmanti» e «impossibili da mantenere segrete».

La sanità del Lazio tuttavia non può essere vista solo come un supermercato di mala gestio! Nel 2012 si sono colti aspetti positivi e di miglioramento del servizio rispetto agli anni precedenti. “In questa prospettiva, di moderato ottimismo, va detto che la nuova dirigenza del Policlinico universitario Umberto I si è mostrata particolarmente sensibile ed efficiente nell’affrontare e risolvere alcune questioni, come quelle dello stato di abbandono delle gallerie ipogee e dei padiglioni che ospitano le cliniche universitarie”.

Altro tema richiamato con forza è stato il gioco d’azzardo lecito. A parte l’evasione fiscale dei concessionari per la ritardata attivazione della rete telematica di controllo e per l’omessa realizzazione dei collegamenti degli apparecchi di intrattenimento, il magistrato si è scagliato contro il gioco d’azzardo che ha effetti devastanti sulle coscienze perché alimenta l’usura e lo strozzinaggio ed agevola l’ingresso delle associazioni mafiose nel circuito legale dei giochi.

“La pubblicità in favore del gioco d’azzardo e delle scommesse consentite, diffusa perfino sui canali delle televisioni pubbliche, ha fatto vittime negli strati più poveri della popolazione, tra cui persone anziane, donne in difficoltà economiche e giovani costretti a fare ricorso alle lusinghe della malavita”. Occorre dunque adottare misure appropriate per contrastare quella che ormai va considerata come una vera e propria malattia sociale e brodo di coltura delle organizzazioni malavitose.

Sull’accordo bonario della P.A. con le imprese di costruzioni, il procuratore della Corte ha ricordato che a causa delle perizie di variante in corso d’opera, nonché delle sospensioni dei lavori per l’emersione di fattori straordinari ed imprevedibili, le opere pubbliche raggiungono, a volte, costi elevatissimi, raddoppiati e perfino triplicati rispetto alle previsioni considerate nella progettazione generale. Una misura opportuna sarebbe quella di responsabilizzare in qualche modo le Commissioni di conciliazione.

Sulla dissennata gestione dell’Ama spa, società partecipata al 100% dal Comune di Roma, nella relazione della procura regionale si fa cenno solo all’avventura del contratto per lo spazzamento, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani in Senegal. L’esito è stato fallimentare e i danni accumulati sono stati ingenti, con pesante accollo al Comune di Roma.

In merito alle Ferrovie dello Stato, il procuratore De Dominicis ha ricordato il caso dell’ex presidente Elio Catania che pretese, oltre al consistente compenso annuale di 1.750.000 euro, una somma pari ad euro 3.480.000 a titolo di bonus entry, quale contributo straordinario teso a neutralizzare il danno patrimoniale causatogli dall’esigenza di rassegnare le dimissioni dal suo precedente incarico di grande manager.

Infine sul tema caldo dei contratti derivati, il procuratore regionale della Corte dei conti ha ricordato la chiara giurisprudenza della Corte Costituzionale, di cui alle sentenze n. 52 del 2010 e n. 70 del 2012, ove si afferma che le modalità di accesso ai contratti derivati da parte di Regioni ed enti locali devono essere accompagnate da cautele in grado di prevenire l’accollo da parte di enti pubblici di oneri impropri non prevedibili all’atto della stipulazione. L’aleatorietà della causa giuridica e la collegata provvista finanziaria inducono a qualificare i contratti di derivati come negozi misti che, proprio per questo, non appaiono compatibili con i limiti – di ordine pubblico – proclamati dall’articolo 119 della Carta Costituzionale.

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