Il nulla osta preventivo dell’Ue sul nostro bilancio

Palazzo_Berlaymont_Bruxelles“Two pack”, il controllo preventivo del bilancio nazionale da parte della Commissione e della Bce

 

ROMA – La presidenza di turno dell’Unione europea ha annunciato la settimana scorsa l’accordo con il Parlamento europeo sul “Two Pack”, il quadro normativo che raggruppa regole decise a fine 2011 per rafforzare i poteri di monitoraggio della Commissione europea sui conti pubblici dei Paesi di Eurolandia, assieme a procedure speciali per gli Stati in situazioni di particolari difficoltà finanziarie.

I due testi legislativi (Two-pack) saranno approvati dal Parlamento entro il prossimo marzo e subito dopo dai governi nazionali, per entrare in vigore già sui rispettivi progetti di bilancio del 2014. In sostanza con questa norma si stabilisce una sorta di “commissariamento” di tutti i paesi membri da parte della Commissione europea e del suo “braccio tecnico”, cioè la Bce.

Infatti il two-pack stabilisce che i singoli governi dovranno presentare preventivamente le rispettive leggi finanziarie all’Eurogruppo e alla Commissione entro il 15 ottobre. Se il progetto di bilancio non dovesse passare l’esame, cioè rispettare il patto di stabilità o gli altri paletti posti dalle autorità comunitarie, la Commissione potrà chiedere le opportune modifiche. Se queste non fossero rispettate in toto, il Paese “discolo” potrà essere punito e subire la sanzione di deficit eccessivo, con i conseguenti controlli ancora più stringenti.

Come si vede, si tratta di una radicale espropriazione di sovranità nazionale da parte di organismi sostanzialmente tecnici, senza alcuna reale legittimità politica e democratica. Tutte le chiacchiere sterili sui limiti dell’unione monetaria priva di un propedeutico consolidamento politico e istituzionale vanno dunque a farsi benedire. Nessun governo che di fronte a pesanti strappi recessivi volesse derogare, sia pure temporaneamente, ai vincoli soffocanti del fiscal compact in chiave di ripresa dello sviluppo, potrà più farlo senza incorrere nelle punizioni dell’Ue.

Il bello, anzi il brutto è che il two-pack in Italia è passato nell’indifferenza quasi assoluta. “Ma eravamo in campagna elettorale”, si osserva da qualche parte. A parte il fatto che del “commissariamento” dei governi nazionali si parla a Bruxelles ormai da due anni, resta la clamorosa sottovalutazione della nuova norma da parte di una classe dirigente che ha abdicato alla propria funzione. Bersani, l’unico che ne ha fatto un rapido cenno in campagna elettorale, ha detto che in fondo quattro occhi vedono meglio di due, a patto che non sia un ragioniere di Francoforte a darci le bacchettate sulle mani e a imporci che cosa dobbiamo o non dobbiamo fare.

Di fronte ad uno “scippo istituzionale” di questa portata, la Francia ha reagito con altra determinazione. Dal dibattito parlamentare in corso in quel paese, emerge che una “disposizione del genere è totalmente contraria ai principi della nostra Costituzione”.

E a riprova di questo vulnus si ricordano le due questioni sollevate in Parlamento: ”Che succederà se il Parlamento nazionale, sovrano, non osserverà le raccomandazioni della Commissione europea sul progetto di bilancio nazionale?”. E ancora: “Se concretamente nel mese di novembre la Commissione avesse un punto di vista diverso sulla legge finanziaria, che cosa succederebbe?”. Quel che succederebbe lo comprendono tutti: “La Francia sarebbe tenuta a modificare la propria legge, col rischio di sanzioni finanziarie. Esattamente come è avvenuto in Belgio l’inverno scorso quando la Commissione ha chiesto al governo di eliminare certe spese che erano state appena approvate in bilancio”.

Ma a noi che ce ne importa? Ci sarà sempre qualcuno, ieri Monti, domani Draghi, che penserà e deciderà per noi.

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