La crisi “morde” le imprese romane, ma il sistema resiste

Imprese_LazioMonitoraggio congiunturale della Camera di commercio su un campione di 1.014 imprese del tessuto economico romano

 

ROMA – Il tunnel della crisi è ancora lungo e buio. Almeno così la pensano le imprese di Roma e provincia, oggetto di un’indagine congiunturale curata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda Speciale Asset Camera e la Luiss Business School, su un campione di oltre mille imprese rappresentativo dell’intero tessuto economico romano.

Dall’indagine emerge che il 70% delle imprese ha un’aspettativa di riduzione del fatturato nel mercato interno per l’attuale quadrimestre. Tra queste, il 25% lo prevede addirittura in “forte diminuzione”. Tra le aziende che esportano, la percentuale di quelle che temono una contrazione del fatturato rimane alta e si attesta al 50% circa.

Tra i diversi comparti produttivi, nel “commercio” la percentuale di coloro che si aspetta una diminuzione, o forte contrazione del fatturato, arriva quasi all’80%. Nei “servizi alla persona e altri servizi” e nell’“agricoltura e allevamento”, si ferma invece intorno al 53%. Per il “manifatturiero” la percentuale è pari al 71%, mentre per le “costruzioni” e i “servizi alle imprese” è al 67%. Desta particolare preoccupazione il dato delle imprese del “turismo”, che, per quasi il 70%, si aspettano una sensibile diminuzione del fatturato e solo nel 3,4% dei casi un aumento.

Sul fronte occupazionale, le imprese vedono una sostanziale tenuta della forza lavoro: l’occupazione, infatti, rimarrà stazionaria per il 70% delle imprese (con riferimento, rispettivamente, agli addetti a tempo indeterminato o determinato), ad eccezione del manifatturiero dove, rispetto al campione, si segnala un aumento delle imprese che si aspettano una “forte diminuzione”. Quasi un’impresa su tre (il 27%) pensa, invece, di ridurre i propri addetti a tempo indeterminato e il 23% circa quelli a tempo determinato.

Il gelo sul fronte della domanda di lavoro si conferma anche sul piano dei nuovi investimenti: il 70% circa delle imprese dichiara che non pensa di realizzare alcun tipo di nuovo investimento nell’arco del prossimo trimestre. Tra il 30% di aziende che dichiara, invece, l’intenzione di investire, un terzo circa (pari quindi al 10% del totale) si focalizza su “marchio, comunicazione e immagine” e una percentuale leggermente inferiore sull’ammodernamento di impianti, macchinari e attrezzature. Di questo 30%, circa l’8% pensa di investire in capitale umano; un altro 8% nel potenziamento della rete commerciale e un altro 8% in ricerca e sviluppo per l’innovazione dei propri prodotti.

Come fronteggiare l’attuale crisi? Oltre il 50% delle imprese romane pensa di combatterla attraverso il recupero di efficienza e la riduzione delle spese generali. Un altro 20% intende puntare, invece, su strategie di differenziazione, adeguate a incrementare il “valore” dei propri prodotti. Sono relativamente poche le imprese che pensano di competere sulla base di alleanze strategiche (5%); internazionalizzazione (3,6%); innovazione (2%). Quasi il 7%, invece, punta sulla vendita della propria attività o, addirittura, sulla sua chiusura.

“I risultati dell’indagine – afferma il presidente di Asset Camera, Stefano Venditti – relativa al primo quadrimestre 2013, fotografano una situazione molto complessa per le aziende, frutto della crisi economica europea e italiana, su cui è quanto mai opportuna una riflessione condivisa da parte di tutti gli attori del sistema. Il sistema imprenditoriale, però, non si arrende. Infatti, nonostante i pesanti arretramenti di fatturato e investimenti, c’è una resistenza alla crisi molto forte dimostrata dal fatto che il capitale umano, dalla maggior parte delle imprese, è considerato l’asset più importante”.

Per oltre il 37% delle aziende romane, il primo fattore negativo da affrontare è la crescente contrazione del mercato interno. È una questione su cui occorre riflettere attentamente, indicativa del venir meno del principale fattore di sviluppo del tessuto produttivo romano, appunto la grande dimensione del mercato locale, per altro in buona parte costituito dalla domanda pubblica.

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