The day after all’insegna dello sconcerto

Giorgio_Napolitano_sliderLo tsunami Grillo scompagina i giochi. Senza maggioranze in Senato qualsiasi prospettiva di governo appare incerta

 

 

 

ROMA – Il peggio che si temeva si è avverato. Il tanto vituperato porcellum ha assicurato, sia pure per il rotto della cuffia, una maggioranza alla Camera, ma al Senato nessuno dei contendenti è in grado di tenere in piedi un governo. L’eccezionale exploit di Grillo, unito alla delusione di Monti, ha fatto saltare tutti i giochi che erano stati fatti a tavolino. Lo spettro di nuove elezioni aleggia sul Paese.

Il Pd, sconfitto, ha pur sempre il maggior numero di seggi alla Camera e al Senato (dove peraltro M5S lo sorpassa sul filo di lana e diventa il primo partito). Bersani sconsolato dichiara: “Si apre una situazione delicatissima. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse del paese”.

Elezioni_2013_seggi

Nel Pdl invece si brinda, in pochi si aspettavano una rimonta del genere. Per quanto a caldo tutti gli altri partiti escludano una trattativa con il Pdl, Berlusconi è di nuovo in campo pronto a giocarsi tutte le carte che in una situazione di caos totale potrebbero essere sensibilmente rivalutate. Nelle analisi della nottata si sottolineava il flop della Lega in Veneto e Piemonte e i deludenti risultati della Lombardia, dove però Maroni potrebbe spuntarla su Ambrosoli.

Beppe Grillo, il vero vincitore di questo giro elettorale, fedele fino alla fine al suo clichè, a risultati acquisiti parla solo dalla sua radio La cosa: “Ora che faranno, il governissimo? Dureranno sei sette mesi, porteranno il Paese al disastro, ma contro di noi non ce la possono fare. Noi faremo quello che abbiamo detto di fare, acqua pubblica, scuola, sanità, ecc.”.

Ora che succede? Se si escludono nuove elezioni (Luciano Violante parla di prospettiva impossibile, Roberto Formigoni di “ipotesi sciagurata”), non restano che due strade: un governo di unità nazionale o un governo Bersani di minoranza che punti a poche riforme di peso e su queste vada a cercarsi i voti in Parlamento.

Elezioni_2013_gli_esclusi

Sulla prima strada, quanto mai impervia, si muove Berlusconi che ha già cominciato a fare offerte di disponibilità, come nel 2006, chiedendo agli altri di abbattere il muro di pregiudizi e delegittimazioni. L’ipotesi però appare per il momento obbiettivamente improbabile. Il commento più benevolo che abbiamo raccolto stamattina (ma gli animi sono ancora sotto shock) è: “Per il Pd qualsiasi forma di intesa con Berlusconi sarebbe un suicidio politico. Un regalo più prezioso di così a Grillo non potremmo proprio farlo, con la certezza di essere definitivamente ‘asfaltati’ dal movimento la prossima volta”.

Non resterebbe che la soluzione alternativa, non meno difficile: un incarico esplorativo del Quirinale a Bersani con il compito di andare a cercarsi una maggioranza al Senato. Il leader Pd proporrebbe un programma di governo ‘essenziale’ (dimezzamento dei parlamentari e dei loro compensi, abolizione delle province, legge elettorale, ecc.) da presentare a tutti, a cominciare dai grillini, secondo quella strategia di “scouting” già annunciata in campagna elettorale.

Su temi di questa presa popolare, come i risultati elettorali hanno eloquentemente mostrato, sarebbe difficile per chiunque tirarsi indietro. La strategia pecca sicuramente di ingenuità politica e affida le tenui chances più alla speranza che alla realtà parlamentare. Ma è quella che al momento (so mormora, anche al Colle) sembrerebbe godere dei maggiori favori.

 

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