Corsa a tre per l’acquisto dei periodici Rcs

RcsOltre al gruppo Seregni ci sarebbe anche l’editore di Lettera43 e una cordata finanziaria

 

ROMA – Per i dieci periodici messi in vendita da Rcs Mediagroup è arrivata un’offerta presentata da Andrea Mastagni, numero uno del gruppo Seregni. Offerta che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Mastagni, presta “grande attenzione” ai livelli occupazionali.

La decisione di cedere o chiudere le testate, A, Astra, Brava Casa, L’Europeo, Max, Visto, Novella 2000, Yacht&Sail, Ok Salute e quelle di enigmistica, era stata annunciata dai vertici di Rcs a febbraio scorso. “Abbiamo presentato un’offerta – ha spiegato Mastagni all’Adnkronos – insieme a tre partner finanziari. Quando faccio ristrutturazioni le faccio sempre o insieme a degli imprenditori o insieme a dei partner finanziari. È normale”, ha aggiunto riferendosi alla stessa attività che ha svolto presso il gruppo Seregni.

L’offerta, ha poi precisato, è stata presentata attraverso un’altra società, non attraverso Seregni. Quanto all’ammontare, “non è riservato – spiega ancora Mastagni – ma per noi l’offerta è un piano industriale. Poi ci si mette al tavolo e si vede se il piano è condiviso. Parlare di numeri per noi ora è assolutamente prematuro”. E comunque, sottolinea infine, “nelle ristrutturazioni che mi hanno visto presente i livelli occupazionali sono sempre stati salvaguardati in maniera molto forte. Nel nostro piano c’è una grande attenzione ai livelli occupazionali”.

All’asta per i dieci periodici di Rcs in vendita hanno risposto al momento almeno in due, oltre ad Andrea Mastagni, un altro soggetto, che potrebbe essere anche finanziario. Un terzo candidato potrebbe aggiungersi a breve ed è la News 3.0, l’editrice di Lettera43, il giornale online diretto da Paolo Madron: venerdì ha avuto accesso alla data room e valuterà se presentare un’offerta vincolante.

Qualcuno si attende però che il vero fuoriclasse della partita potrebbe essere una cordata finanziaria, maggiormente in grado di garantire i livelli occupazionali come chiesto da Rcs, visto che un editore sarebbe più portato a cercare sinergie con esuberi. Si vedrà. Quel che é certo, invece, è che Matteo Arpe non è in pista con un’offerta, come invece ipotizzato da qualcuno, ma è advisor di News 3.0 tramite Banca Profilo. Arpe è poi il primo dei soci finanziari della stessa News 3.0, ma la governance dell’azienda – per metà in mano ai soci fondatori (tra cui figura Madron) e per metà in mano ai soci finanziari – garantisce la maggioranza del Cda ai soci fondatori.

Un primo vaglio sulle offerte dovrebbe esserci venerdì 8 marzo, quando verrà convocato un Cda Rcs per un aggiornamento sul debito e gli altri fronti sui quali è al lavoro il gruppo. L’appuntamento potrebbe però essere spostato al 23 marzo. Rcs punta infatti a chiudere il consiglio sui conti e il fabbisogno finanziario del piano con già fatta la rinegoziazione del debito bancario.

L’accordo con gli istituti – Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi e Bnl – è quasi completo e un vertice domani tra le banche potrebbe portare a una svolta. Rcs andrebbe in pratica a rinegoziare linee per circa 800 milioni a dopo il 2015, sui 700 milioni in scadenza quest’anno, impegnandosi a utilizzare subito per il rimborso del debito eventuali proventi da dismissioni. Se arriverà il disco verde si dovranno riunire anche i singoli comitati delle banche e quindi Rcs potrebbe portare l’accordo al board. Unicredit dovrebbe riunire un comitato il 12, Intesa è parte correlata e ha un consiglio di gestione il 13, Ubi ha il consiglio il 12 ma non è chiaro se il tema Rcs vada a un comitato crediti in altra data. Quanto all’aumento, per il quale è pronto il consorzio di garanzia formato da Intesa, Mediobanca, Unicredit e Ubi, sembra ormai consolidato l’orientamento su un’operazione attorno ai 400 milioni, senza escludere una seconda operazione magari di importo minore, dopo la scadenza del patto in autunno.

Intanto il Cdr dei Periodici Rcs ha intimato alla società di sedersi al tavolo della trattativa prima di valutare qualsiasi cessione ricordando che violerebbe gli accordi firmati a gennaio 2012 sullo stato di crisi, validi fino al febbraio 2014. In quelle intese Rcs si impegnava a “sviluppare un piano di riorganizzazione alternativo alle dismissioni” rinunciando comunque ad “azioni unilaterali”. Una vendita di una testata o una sua chiusura sarebbe quindi antisindacale, nota il Cdr, perché in violazione delle intese e sostiene poi, potrebbe essere impugnata dai giornalisti per averne una dichiarazione di nullità.

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