Infuocata direzione del Pd

Bersani_aperturaGli 8 punti della relazione di Bersani. La correzione della politica economica dell’Ue al primo posto negli interventi

 

ROMA – Un “governo di cambiamento” con un programma limitato ad otto punti programmatici. E’ la proposta, annunciata, che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha presentato stamattina alla Direzione del Partito Democratico per lo sviluppo, la crescita e il cambiamento.

La riunione è in corso e proseguirà nel pomeriggio. Nei primi interventi, dopo quello di Bersani, sono già emersi i distinguo e i dissensi rispetto alla linea del gruppo riunito intorno al segretario. Si saprà solo dopo la conta finale di stasera chi avrà vinto e chi avrà perso, ma soprattutto quale sarà la posizione che il partito andrà a rappresentare al Quirinale.

Colpisce fra le misure essenziali annunciate la determinazione che Bersani ha posto, al primo posto del suo programma, nel chiedere la correzione radicale della politica economica dell’Unione europea, fuori dalla gabbia dell’austerità e dalla camicia di forza dei vincoli di bilancio. Se ci sarà un governo targato Pd guidato da Bersani, la prima questione sarebbe la revisione degli accordi europei successivi al 1999, correggendo così le politiche europee di stabilità.

Così il cronista riassume questo passaggio fondamentale del programma Bersani. Il Governo italiano si faccia protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità. E’ un cambio di rotta irrinunciabile dato che dopo cinque anni di austerità e di svalutazione del lavoro gli indici di ricchezza degli Stati membri diminuiscono e i debiti pubblici aumentano ovunque nell’eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L’avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L’immediata emergenza sta nell’economia reale e nell’occupazione.

Dopo un anno di appoggio pieno al governo Monti, che ha fatto esattamente il contrario di quanto enunciato stamattina, sembra di vivere in un altro mondo. Meglio tardi che mai, si dirà, anche perché ormai a questa linea del fronte anti austerity si sta convertendo un gruppo sempre più numeroso di paesi.

Non solo più dunque la Grecia, o il Portogallo, o la stessa Spagna, scosse da insurrezioni popolari contro sacrifici che gettano sul lastrico famiglie e imprese senza creare le basi per alcuna ripresa. Ora anche la Francia, dopo aver confessato quest’anno un rapporto deficit/Pil del 3,7% in via di peggioramento, si è convinta per bocca del suo ministro delle finanze Pierre Moscovici che sarebbe un errore fatale “se aggiungessimo austerità alla recessione. Non è più rinviabile un riequilibrio delle politiche economiche di tutto il continente in favore della crescita, come François Hollande chiede dal primo giorno della sua elezione”.

Gli fa eco nelle stesse ore l’economista Paul de Grauwe, capo dell’European Institute della London school of economics e consulente del presidente della Commissione Barroso: “L’Europa ha delle colpe gravissime. E’ assolutamente vero che una politica fatto di austerity ad ogni costo rischia di dilazionare sine die la ripresa”.

Come si vede, se Bersani fosse messo in condizione di guidare il governo sarebbe in ottima compagnia e il suo potere contrattuale nel confronti di frau Merkel e della Commissione europea aumenterebbe sensibilmente.

Gli altri sette punti su cui la Direzione del partito si sta confrontando sono le misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro (reddito minimo d’inserimento, riduzione e redistribuzione dell’Imu, allentamento del patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali, ecc.); riforma della politica (dimezzamento dei Parlamentari e Revisione degli emolumenti, cancellazione delle Province, Legge elettorale, ecc.); giustizia ed equità (legge sulla corruzione, sulla prescrizione, sul falso in bilancio, ecc.); legge sul conflitto d’interessi; economia verde e sviluppo sostenibile; norme sui diritti di chi nasce in Italia o delle coppie di fatto; istruzione e ricerca.

“Queste proposte, che non sono ovviamente esaustive di un programma di governo e di legislatura, ma che segnano un primo passo concreto di cambiamento – ha detto Bersani – vengono sottoposte a una consultazione sia riferita alle priorità sia ai singoli contenuti, in modo da consentire una partecipazione attiva alla elaborazione e all’arricchimento delle politiche”.

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