L’Ocse boccia la scuola digitale italiana

LIMSecondo l’Organizzazione i 30 milioni investiti sono insufficienti e il gap con gli altri Paesi è profondo

 

ROMA – Italia in ritardo nella digitalizzazione del sistema scolastico. E’ l’Ocse nel report “Review of the Italian Strategy for Digital Schools” a mettere in evidenza il gap del nostro paese, che ad esempio rispetto alla Gran Bretagna è indietro di 15 anni nel processo di informatizzazione delle classi. “Al ritmo attuale ci vorranno più di 15 anni per dotare l’80% delle classi italiane” di dotazioni tecnologiche nelle classi, in particolare delle lavagne interattive multimediali (Lim), “ovvero per raggiungere l’attuale livello di dotazioni del Regno Unito”. Lo dice l’Ocse nello studio sul Piano nazionale italiano per la scuola digitale, presentato ieri al ministero dell’Istruzione.

Le criticità riguardano innanzitutto le risorse: i 30 milioni di euro l’anno stanziati (5 euro per studente) sono un budget insufficiente. Ma non solo. Sono scarse anche le risorse didattiche digitali a disposizione dei docenti.

Proprio ieri, riferisce il Corriere delle Comunicazioni, il ministro Francesco Profumo aveva annunciato che a settembre saranno installate negli istituti del paese 4.200 nuove lavagne multimediali (Lim) che passeranno dalle attuali 69.813 (21,6% di copertura delle aule) a 74.013 (23% di copertura), per un totale del 6% in più. Le classi 2.0 attivate (quelle dotate di più strumenti tecnologici) passeranno da 416 a 3mila (+2.600 classi pari a un incremento del 621%). Mentre le scuole cosiddette 2.0 (quelle dove ci sono spazi comuni con strumenti digitali per la didattica) passeranno da 14 a 30 (+114%). Oggi abbiamo 1 pc ogni 15 studenti alla primaria e 1 ogni 11 alle medie. Alle superiori sono 1 ogni 8. Numeri pallidi a confronto con le medie europee.

I 30 milioni di euro l’anno stanziati (5 euro per studente) sono un budget insufficiente, sostiene l’Ocse. L’Italia è “in ritardo rispetto alla maggioranza dei paesi: nel 2011 solo il 30% degli studenti italiani di terza media utilizzava le Ict come strumento di apprendimento durante le lezioni di scienze, rispetto a una media del 48% in altri Paesi dell’Ocse”, dice l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nello studio sul Piano nazionale italiano per la Scuola Digitale.

L’Ocse spinge l’Italia a trovare finanziamenti integrativi, da parte di Regioni, Fondazioni e scuole e ad aprirsi ad altre tecnologie meno costose e scelte dalle scuole (kit composto da computer di classe, visualizzatore e proiettore). Sarebbe di aiuto, inoltre, lo sviluppo di una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti, la possibilità per le scuole di organizzare la formazione dei docenti in modo flessibile, l’istituzione di premi per gli insegnanti e fiere dedicate all’innovazione e la definizione di obiettivi e criteri di valutazione dei risultati.

“Il Piano Lim – ricorda l’Ocse – è la principale iniziativa a sostegno delle dotazioni tecnologiche nelle classi, in particolare delle lavagne interattive multimediali” ma “il suo maggiore limite consiste nella lentezza della sua attuazione. Nel 2012 il 16% delle classi italiane (al massimo) erano dotate di lavagne interattive, con un aumento di 11 punti di percentuale rispetto al 2010”. Questa lentezza “ha portato ad una presenza disomogenea delle dotazioni nelle scuole che crea discontinuità nell`esperienza didattica delle tecnologie digitali degli insegnanti, limita le loro opportunità di apprendimento e riduce la loro capacità di sfruttare tutto il potenziale didattico della tecnologia”, conclude l’Ocse.

Il 18 settembre scorso il ministero aveva avviato una serie di accordi con le Regioni per implementare le dotazioni informatiche. “Il Piano per la digitalizzazione delle scuole – ha ricordato il ministro – è partito 5 anni fa. Purtroppo gli investimenti sono ridotti anche se il progetto e’ allineato con gli standard europei. La comunità di docenti e dirigenti delle scuole è pronta per la digitalizzazione, ma servono investimenti – ha proseguito appellandosi al prossimo governo – Anche gli studenti chiedono una scuola al passo con la loro vita quotidiana. E con la scuola digitale – chiude Profumo – le famiglie potranno risparmiare circa 100 euro all’anno in spesa per i testi di studio. Stiamo facendo intese anche con gli operatori telefonici per dotare di connessione studenti e famiglie”.

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