Fatta la fusione tra aeroporti e autostrade

Aeroporto_fiumicino_sliderI Cda di Gemina e Atlantia decidono le modalità dell’operazione. Aeroporti promosso da Standard&Poor’s


ROMA – Oggi si riuniscono i tre consigli di amministrazione di Aeroporti di Roma, di Gemina e di Atlantia (Autostrade per l’Italia), tutte e tre facenti capo direttamente o indirettamente a Sintonia della famiglia Benetton, per decidere la loro fusione. Anzi, diciamo meglio che la decisione è già presa e un nugolo di advisor sta solo definendo gli ultimi ritocchi per stabilire le modalità del concambio.

Se non ci saranno sorprese in Cda, lo scambio di pacchetti azionari dovrebbe avvenire sulla base di 9 azioni Gemina per 1 Atlantia. Fino a ieri sembrava che le azioni Gemina dovessero essere 10, ma poi sono state rivalutate in ragione delle ottime prospettive della sua partecipata Aeroporti di Roma, riconosciute dall’agenzia di rating Standard & Poor’s che proprio ieri ha migliorato il voto per la società romana da Bbb a Bb+.

In vista del deal, le quotazioni in Borsa delle due holding intanto fanno faville. Ieri il titolo Atlantia era aumentato del 3,16% e quello Gemina del 1,47%. Oggi i titoli dovrebbero essere temporaneamente sospesi in attesa di notizie precise e per evitare pericolose speculazioni.

Mentre dunque la scuderia delle aziende Benetton fa festa, Assaereo, l’associazione di Confindustria degli operatori del trasporto aereo, ha presentato ricorso al Tar Lazio contro gli aumenti delle nuove tariffe aeroportuali previste dal contratto di programma EnacAdr, approvato dal governo Monti a dicembre dopo un tira e molla di mesi.

Gli aumenti variano da un minimo di 8 a 11 euro, a seconda del tipo di velivolo e di collegamento, costo che ovviamente sarà riversato sul prezzo dei biglietti aerei delle compagnie già ora in affanno a competere con le low cost e con le offerte dei treni ad alta velocità. Inoltre fra quattro anni le tariffe passeranno in media per i voli nazionali a 14 euro e a 18 per quelli internazionali, praticamente raddoppiando rispetto alle tariffe attuali.

Senza dubbio – come questo giornale ha più volte documentato – le pressioni esercitate sull’Enac da Gemina e Aeroporti di Roma sono state fortissime. Avendo in mano un pacco di investimenti di 12 miliardi per la ristrutturazione e l’espansione a nord dell’aeroporto (da oggi al 2016, gli investimenti saranno pari a 1,2 miliardi, con un incremento rispetto alle previsioni iniziali di 900 milioni) il potere contrattuale del concessionario era indubbiamente assai consistente.

Nel lungo braccio di ferro triangolare degli ultimi mesi tra ministero delle Infrastrutture, Enac e Adr, la voce delle compagnie non si era fatta finora sentire. Oggi nel ricorso al Tribunale amministrativo regionale si sostiene che il contratto di programma, così come strutturato, determina “un notevole aumento dei costi per le compagnie e i passeggeri, con la scusa di consentire ad Adr di disporre delle risorse necessarie all’ammodernamento di Fiumicino”, assicurando in tal modo ad Adr “ricavi totali ben superiori alle effettive esigenze di investimento”.

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