Una “tempesta perfetta” annunciata alla Rai

cavallo-rai-mazzini-SLIDLa Corte dei conti e le spese pazze di viale Mazzini. Dagli straordinari al Tg1, ai compensi di ‘Ballando con le stelle’

 

 

ROMA – Nubi cariche di pioggia e temporali si addensano sulla Rai. La Corte dei conti del Lazio sembra scatenata e apre un fascicolo al giorno sulle spese pazze dell’emittente pubblica. A mettere il sale sulla coda dell’organismo di controllo contabile sono associazioni dei consumatori (con il Codacons in prima fila), lettere anonime, sindacati, denunce di utenti del sistema radiotelevisivo.

E poi c’è la Procura di Roma che vuol vederci chiaro sugli stipendi gonfiati di alcuni giornalisti del Tg1. Il “corvo” interno a viale Mazzini avrebbe fornito date, importi e riscontri dettagliati di lavori straordinari e rimborsi di spese mai effettuate.
Alla Corte invece i fascicoli riguardano essenzialmente i costi delle trasmissioni prodotte all’interno o appaltate all’esterno. Si comincia da Ballando con le stelle, il programma della Carlucci su cui si sta indagando per accertare se vi sia stato o meno uno sperpero di denaro dei contribuenti. I fari sono puntati in particolare sul compenso stellare destinato a Christian Vieri: 800 mila euro iniziali, poi pare ridotti a 600 mila (l’azienda parla di 450 mila euro). Secondo l’accusa, le cifre sarebbero comunque eccessive.

Ma il Codacons è scatenato perché ritiene che la finanza allegra abbia contagiato tutte le produzioni Rai. ”Domani porteremo al Procuratore generale della Corte dei conti – dichiara il presidente, Carlo Rienzi – un corposo dossier di oltre 200 pagine, contenente tutti gli sprechi di risorse pubbliche all’interno della Rai, e chiederemo di estendere l’inchiesta a 360 gradi”. Nel mirino ci sarebbero altre trasmissioni, come quella di Radio1 “Italia: Istruzioni per l’uso” di Emanuela Falcetti, chiusa senza validi motivi, o i compensi elargiti a Paolo Bonolis e Roberto Benigni per il Festival di Sanremo 2009 (si parla di 1 milione di euro al primo e per Benigni della cessione dei diritti delle sue partecipazioni sulla rete pubblica).

C’è poi l’indagine avviata dal procuratore del Lazio, Raffaele De Dominicis, che riguarda l’acquisto di telefilm e film a prezzi presunti gonfiati da parte della Rai. Qui i magistrati contabili sarebbero partiti da un relazione della Procura dello scorso novembre sul filone romano del processo Mediatrade, in cui si segnalava che, anche tra i fornitori della televisione di Stato, figuravano le stesse società che praticavano una sovrafatturazione sistematica per Mediaset.

Ma per non farsi mancar niente, i magistrati contabili indagano pure sui soldi spesi dal servizio pubblico per programmi di intrattenimento in genere e in particolare sullo sceneggiato televisivo interpretato da Giorgio Pasotti, “David Copperfield”, andato in onda per il bicentenario della nascita dell’autore Charles Dickens.

Dalle inchieste giudiziarie ai gossip. Il direttore generale Luigi Gubitosi, mentre si vanta di aver fatto risparmiare alla Rai circa 20 milioni con la riduzione degli appalti e il ricorso alle risorse interne, viene pizzicato sulle spese esagerate per la ristrutturazione della sua mega stanza.

L’ufficio di Gubitosi, infatti, era ancora attrezzato con una parete di 7-8 televisori con il tubo catodico. Così, appena insediato il dg ha ordinato una nuovissima serie di maxi televisori a schermo piatto per un costo che quel “birichino” di Dagospia ha stimato intorno ai 25 mila euro (una media  di oltre 3mila euro ciascuno), che diventano 30 mila con l’aggiunta di un super telecomando centralizzato.

A gestire quella che di qui a poco, con l’arrivo del nuovo Parlamento e del nuovo governo, potrebbe trasformarsi in una “tempesta perfetta” sulla Rai c’è una governance che si è rivelata assai più debole delle premesse iniziali. Il direttore generale, al quale sono stati conferiti poteri eccezionali, “in barba all’arroganza, tutta montiana, dimostrata nelle prime ore del suo mandato”, oggi pare non avere più in mano saldamente le redini dell’azienda. Dall’altro lato il presidente, Anna Maria Tarantola, che pesa enormemente sulle casse dell’azienda (è considerata sempre in trasferta da Milano, dunque “costa” il doppio), mantiene un profilo sempre più basso dopo essere stata “azzoppata” anche dalle vicende Mps.

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