Le scuole costrette a chiedere soldi alle famiglie

Edilizia_scolasticaPer comprare carta igienica, toner e pagare bollette. Sottratti all’istruzione 8 miliardi di euro e 200 mila unità di personale

 

ROMA – L’Anief, l’associazione dei docenti e dei ricercatori, si fa portavoce di un malessere generalizzato nella scuola pubblica, dove i dirigenti scolastici continuano a chiedere alle famiglie anche 300 euro l’anno a studente, talvolta costretti a ‘spacciarli’ per contributi obbligatori. Soldi che vengono impegnati per la manutenzione, gli approvvigionamenti di cartoleria, toner, carta igienica, bollette, oltre che per tutte le attività e i materiali a supporto della didattica.

Lo Stato, infatti, versa per questo genere di esigenze fondi sempre più esigui. Basti pensare al taglio di 200mila posti di lavoro in sei anni, alla cancellazione di 8 miliardi di euro a partire dal 2009, oltre a mezzo miliardo sottratto di recente al miglioramento dell’offerta formativa. Ma anche alla sparizione di 2mila scuole, malgrado la sentenza della Corte costituzionale dello scorso mese di giugno, allo spostamento di un terzo del Fondo d’istituto per ‘coprire’ gli scatti di anzianità del personale. Per non parlare della prospettiva che vorrebbe introdurre risparmi ad oltranza travestiti dalla logica del merito.

Il risultato di questo processo sono le classi “pollaio”, con oltre 30 alunni nella stessa aula, la riduzione sostanziale dei fondi destinati all’abbandono scolastico e al recupero delle carenze formative, la didattica in generale più povera.

E’ a fronte di tale situazione che le scuole chiedono aiuto alle famiglie. Ora, però, il Miur, tramite una nota del capo dipartimento Lucrezia Stellacci, ricorda che “simili comportamenti, oltre a danneggiare l’immagine dell’intera Amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie, si configurano come vere e proprie lesioni al diritto allo studio costituzionalmente garantito”. Anche perché nella scuole statali la frequenza della scuola dell’obbligo (sino al terzo anno compreso delle superiori) deve essere gratuita, come sancito dall’art. 34 della Costituzione.

“Quello che hanno realizzato gli ultimi Governi sulla scuola – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief – è un processo di lento assorbimento di risorse, umane, finanziarie e strutturali. Per sopperire alle necessità immediate, tanti dirigenti scolastici pensano allora di rivolgersi ai genitori dei loro alunni. È una scelta sbagliata, ma che comprendiamo”.

Sulla stessa linea si sono espressi ripetutamente i sindacati della scuola. Ecco come si pronuncia sull’argomento la Cgil: “Il Capo Dipartimento emana una lunga nota che sorvola sull’esistenza dei gravissimi problemi finanziari (le scuole non hanno ancora ricevuto i soldi del funzionamento didattico e amministrativo del 2013) che paralizzano le scuole e conseguentemente colpiscono le famiglie e gli studenti e sposta le responsabilità, tutte del Governo e dell’Amministrazione, sulle scuole stesse che vengono così rappresentate come scorrette e incapaci di gestire in modo efficiente le risorse pubbliche, poco trasparenti e vessatorie nei propri comportamenti verso le famiglie”.

Se è vero che da parte delle famiglie, il richiamo del ministero sui dirigenti scolastici è ipocrita “perché fa finta di non sapere che le scuole sono al collasso finanziario, continuamente private delle risorse economiche indispensabili per il loro funzionamento, e che le famiglie, sempre più in difficoltà per la crisi che colpisce il Paese, negli ultimi anni hanno assicurato, con i loro contributi, il funzionamento delle scuole mentre i governi che si sono succeduti hanno progressivamente ridotto i finanziamenti alla scuola pubblica”.

Il Miur sa benissimo che le scuole vantano centinaia di milioni di residui attivi, frutto degli anticipi  fatti dalle scuole per pagare le supplenze, gli esami di stato e perfino le tasse sui rifiuti. Tali somme non sono mai state restituite alle scuole e i fondi per lo sviluppo ed il miglioramento dell’offerta formativa  sono stati sperperati, soprattutto all’epoca del Governo Berlusconi, dalle scelte propagandistiche del Ministero.

“E’ inaccettabile – sostiene la Flc Cgil – che il Miur, responsabile di gravi inefficienze, ritardi e disfunzioni che incidono pesantemente sull’efficienza delle scuole pubbliche, continui, invece di sostenerle nel difficile lavoro di garantire il diritto all’istruzione, a trattarle come uffici subordinati da controllare e sanzionare. Siamo convinti che la stragrande maggioranza delle scuole, nonostante le difficoltà, chiedano solo contributi volontari, finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa e rendicontabili alla fine delle attività”.

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