Ponte sullo Stretto, il progetto che non c’è

ponte-sullo-stretto-renderingSLIDERDopo il blocco al piano del governo, arriva inaspettato il via libera del ministero dei Beni Culturali

 

ROMA – Come sempre più spesso accade nel bel Paese, ci sono storie incredibili che rasentano l’assurdo, e anzi a volte lo superano. È il caso del Ponte sullo Stretto, di cui si cominciò a parlare sin dal lontano 1840 e i cui primi progetti videro la luce negli anni 50 per arrivare al concorso internazionale del ‘69.

La storia dunque quasi centenaria che racconta anche uno sperpero di denaro pubblico senza precedenti (si parla di una guerra di indennizzi che potrebbe costare al Paese oltre 1 miliardo di euro), sembrava giunta al termine a fine febbraio quando il progetto fu definitivamente archiviato e ufficialmente revocato dal governo Monti. Ma il teatro dell’assurdo non ha ancora abbassato il sipario. Infatti proprio ieri è arrivato il via libera dal ministero per i Beni e le Attività Culturali al progetto del Ponte.

Come è possibile che dopo il blocco definitivo al progetto ora il ministero ne riconosca la compatibilità ambientale e paesaggistica? Storie italiane che mettono in evidenza, se mai ce ne fosse ancora bisogno, tutti i limiti della burocrazia in materia infrastrutturale.

Il ministro Passera, in una relazione sul Ponte, aveva sottolineato a fine febbraio «l’assenza delle condizioni necessarie per l’emanazione di un decreto legge di proroga del termine per la stipula dell’atto aggiuntivo (fissato al 1 marzo 2013), come era stato richiesto dal contraente generale». In assenza dunque di un rinvio, la società Stretto di Messina e il general contractor Eurolink hanno messo fine al progetto avviando la procedura di liquidazione della società e azzerando i contratti di appalto.

In parallelo, la stessa Eurolink, guidata da Impregilo, ha avviato l’iter per la richiesta di indennizzi milionari presentando da una parte ricorso alla Corte di giustizia Ue contro il decreto legge 179 che disponeva un congelamento dell’opera e la «caducazione» dei contratti in caso di mancato accordo, e  dall’altra un ricorso al Tar del Lazio dopo aver comunicato a novembre il recesso del contratto per il cambiamento delle condizioni contrattuali.

La sorpresa dell’ultima ora, però, è che conti alla mano, l’istanza di risarcimento  non oscilla tra i 300 e i 500 milioni come dichiarava Pietro Ciucci, commissario straordinario per il Ponte sullo Stretto, ma almeno 800 milioni perché all’ipotesi peggiore relativa alla penale si aggiungono i costi della smobilitazione. A conti fatti, dunque, niente progetto e un conto salatissimo da pagare. Ma di tutto, a quanto pare, il ministero dei Beni Culturali non era aggiornato.

La notizia ha scatenato l’ira di Legambiente: «È surreale, in un Paese in cui i beni culturali cadono letteralmente a pezzi – ha commentato Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – ben altro sarebbe il contributo che ci saremmo aspettati da parte del ministro Ornaghi».

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