Accordo in salita sulle presidenze delle Camere

Camera_sliderA Montecitorio scontro tra la candidatura del M5S e quella di Franceschini (Pd). Al Senato un montiano?

ROMA – Non c’è ancora una soluzione condivisa per le presidenze a ventiquattr’ore dalle sedute inaugurali della XVII legislatura di Camera e Senato fissate per domani (alle 10,30 a Montecitorio, alle 11 a palazzo Madama). Oggi i parlamentari del M5S, che torneranno a riunirsi dopo che ieri non sono riusciti a trovare un accordo, proporranno un loro nome per lo scranno più alto della Camera ricordando di essere il partito più votato in questa Assemblea, anche se questa dichiarazione della capogruppo Roberta Lombardi e’ stata corretta dagli esponenti del Pd, che hanno ricordato che se si tiene conto dei voti ottenuti nelle circoscrizioni all’ estero e’ il loro partito ad aver avuto più consenso.

La scelta del nome del presidente della Camera e’ legata alla strategia che intende seguire il Pd. Secondo alcune indiscrezioni, Pier Luigi Bersani preferirebbe insistere nel dialogo con il M5S malgrado il non esaltante risultato dell’ incontro al Senato di martedì scorso tra le due delegazioni di Pd e M5S. Lasciare ai grillini la presidenza di Montecitorio equivarrebbe, secondo le intenzioni del segretario, a tenere aperto il dialogo in vista di un possibile incarico a formare il nuovo governo che a Bersani verrebbe affidato dal Capo dello Stato. Se si rinunciasse al gesto di buona volontà alla Camera, l’incomunicabilità potrebbe caratterizzare inevitabilmente i rapporti tra M5S e Pd.

Non tutto il Pd concorda con la strategia di Bersani. In molti ritengono impossibile porsi l’obiettivo di un governo con il M5S. Le divisioni nel partito e nel gruppo parlamentare potrebbero rendersi visibili nell’Aula della Camera già domani. Il dissenso potrebbe sospingere verso il successo la candidatura di Dario Franceschini, capogruppo uscente del Pd, che non ha mai celato la sua aspirazione a diventare presidente della Camera.

Nel Transatlantico di Montecitorio ieri c’ era grande agitazione tra i deputati che provengono dal Partito popolare e dalla Margherita. Puntare i piedi sulla candidatura di Franceschini e’ considerata la scelta più probabile. Finora lo stesso candidato ha scelto il silenzio e non la dichiarazione di rinuncia.

Se il M5S non conquisterà la presidenza della Camera, potrebbe tuttavia ottenere una vicepresidenza e un questore. Stessa ipotesi per il Senato, dove il M5S potrebbe fare il nome di Paola Taverna per la vicepresidenza. Della possibilità che siano i grillini a presiedere le commissioni di garanzia (Vigilanza Rai, Copasir) si discuterà in seguito.

Per quanto riguarda il Senato, ci sono vari scenari possibili. Il nome di Anna Finocchiaro, presidente uscente dei senatori del Pd, potrebbe spuntare qualora la presidenza della Camera non andasse a Franceschini. Altrimenti la soluzione più gradita a Bersani sarebbe quella di affidare a Scelta Civica la presidenza di palazzo Madama (il segretario del Pd privilegia la soluzione che non prevede la presidenza delle due Camere a esponenti del suo partito in modo da poter puntare a presiedere il governo). In questa seconda eventualità, i nomi in lizza sarebbero tre: lo stesso Mario Monti, Mario Mauro (ex presidente del gruppo del Pdl al Parlamento europeo), Linda Lanzillotta.

Per quanto riguarda la soluzione Monti, c’è la controindicazione di essere tuttora premier dimissionario mentre lo status di senatore a vita non e’ un impedimento alla sua elezione essendoci il precedente di Amintore Fanfani, più volte presidente di palazzo Madama anche dopo essere stato nominato dal presidente della Repubblica Giovanni Leone senatore a vita nel 1972.

A causa dei forti contrasti tra Pdl e Pd sui temi della giustizia non e’ accreditata la possibilità che possa aprirsi una trattativa per concedere la presidenza del Senato a un berlusconiano. Per questa remota ipotesi circola il nome di Gaetano Quagliariello, vicepresidente uscente dei senatori del Pdl. Contro questa soluzione gioca anche la prassi delle ultime due legislature che ha interrotto il galateo istituzionale per cui una delle Assemblee (tradizionalmente la Camera) veniva fatta presiedere da un esponente dell’opposizione.

Tornando al problema del governo, una soluzione o l’altra per le presidenze delle Camere puo’ incidere sullo scenario più generale. Bersani insiste nel ritenere che il primo incarico per la formazione dell’esecutivo debba essere affidato a lui dal presidente della Repubblica. Il segretario piddino punterebbe poi a presentarsi in Parlamento chiedendo di votare una piattaforma programmatica e una squadra di ministri che potrebbero restare in carica fino a nuove elezioni anticipate, qualora non ricevessero un voto di fiducia da parte delle Camere.

Altra ipotesi in campo e’ quella di un ”governo tecnico a tempo” per fare la riforma elettorale e la manovra economica di fine anno che potrebbe essere proposto dal presidente Giorgio Napolitano. In quest’ultimo caso, sarebbe difficile per il Pd non votarlo anche se potrebbero fare altrettanto il Pdl e Scelta Civica.

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