Anche Caltagirone qualche volta piange

Caltagirone_Francesco_Gaetano_sliderIl gruppo editoriale chiude il 2012 con una perdita di oltre 60 milioni. Il fiuto finanziario del patron

 

ROMA – Anche i re Mida qualche volta piangono. Nel caso di Francesco Gaetano Caltagirone (Caltariccone per Dagospia) qualche lacrimuccia deve averla versata dopo aver visto i conti in rosso del gruppo Caltagirone Editore che ha chiuso il 2012 con un risultato netto negativo superiore ai 60 milioni di euro, rispetto a un rosso di 30,7 milioni nel 2011.

La società, editrice tra gli altri de Il Messaggero e de Il Mattino, ha fatto registrare anche un calo nei ricavi operativi che dovrebbero superare di poco i 200 milioni (226 nel 2011), per effetto prevalentemente della contrazione del fatturato pubblicitario. In controtendenza si segnala solo la crescita della raccolta pubblicitaria sui siti Internet delle testate del gruppo, anche se in valori assoluti l’ammontare non vale granché.

A fronte di queste poste negative, c’è da dire che la posizione finanziaria netta del gruppo editoriale resta positiva, anche se in diminuzione rispetto al precedente esercizio (180,9 milioni di euro) per effetto di investimenti in azioni quotate, della distribuzione di dividendi e del fabbisogno di cassa generato dalla gestione operativa. Stando così le cose, il Cda della Caltagirone Editore ha deliberato di proporre all’Assemblea di non procedere alla distribuzione di alcun dividendo.

Ma è quasi tutto il gruppo che non fa più sorridere il patron. In attesa infatti del bilancio ufficiale 2012, i primi dati parlano di ricavi operativi in flessione rispetto all’anno prima, soprattutto per la
riduzione dei fatturati delle società che operano nel comparto dell’editoria e dei grandi lavori (Vianini), solo in parte compensata dall’incremento dei ricavi realizzato dalle società del comparto cementifero (Cementir). Anche il margine operativo lordo dovrebbe far segnare un forte decremento sul 2011, così come il risultato netto della gestione finanziaria del gruppo consolidato.

A mantenere la fama di scaltrezza e lungimiranza di F.G. Caltagirone resta la sua “tempestiva” uscita dal Monte dei Paschi di Siena e il corrispondente investimento in Unicredit. Come si ricorderà infatti, entrato nella banca senese nel 2004 dalla porta principale, con il 4% delle azioni e la vice presidenza, per otto anni il suo rapporto con Giuseppe Mussari è stato ferreo.

Così quando Caltariccone, a gennaio 2012, è costretto a dimettersi dal Cda di Mps per una vicenda giudiziaria legata alla scalata di Unipol in Bnl, non sono in molti a notare la coincidenza dell’uscita di scena da Mps anche di Mussari nell’aprile di quello stesso anno per andare a fare il presidente dell’Abi.

La verità è che l’ingegnere, dopo aver fatto lucrose operazioni con la banca in campo immobiliare e finanziario, deve aver cominciato a sentire puzza di bruciato già a metà del 2011. Chiede perciò insistentemente in consiglio di amministrazione se il portafoglio della banca è ben bilanciato o se ci sono delle criticità. Viene rassicurato, ma non convinto. Le dimissioni arrivano poco dopo, sia pure con una minusvalenza di circa 150 milioni, una bazzecola rispetto al disastro che seguirà.

Anche per Caltagirone dunque, come per tutti gli imprenditori, anche i più avveduti, “a da passà a nuttata” della crisi. Si pensava però che le aziende dell’ “uomo più liquido d’Italia” l’avrebbero superata più brillantemente.

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