Il gesuita che viene da lontano

Papa_Francesco_slider_bisLe “stigmate” di un ordine religioso che da 500 anni segna la storia della Chiesa. Le fondamenta romane

 

 

ROMA – Con l’elezione di Papa Francesco la Chiesa romana cambia nuovamente rotta. Oltre che sudamericano infatti, Jorge Mario Bergoglio è un gesuita e questa, nella storia millenaria del pontificato di Roma, non è una novità di poco conto.

Fondata da Ignazio di Loyola nel 1534, la Compagnia di Gesù è un istituto religioso maschile di diritto pontificio, i cui membri, i gesuiti appunto, sono religiosi consacrati con voti all’amore e al servizio di Dio, della Chiesa e degli uomini. Ciò che caratterizza l’ordine tuttavia è che, oltre ai tre voti di povertà, castità e obbedienza, comuni a tutti i religiosi, i gesuiti fanno un quarto voto di speciale obbedienza al Papa, il quale in forza di tale voto può mandarli in ogni parte del mondo e affidare loro qualsiasi “missione” egli ritenga necessaria o utile per il bene della Chiesa.

La spiritualità della Compagnia si fonda sugli Esercizi spirituali, guidati dalla contemplazione della vita di Gesù e dallo sforzo di assomigliare sempre più a lui nella vocazione personale al servizio della Chiesa. Gli elementi fondanti della regola diventano così l’assoluta povertà, l’abbandono alla volontà di Dio, l’obbedienza estrema ai superiori (“perinde ac cadaver”, come un corpo morto”), l’umiltà, la sopportazione paziente della croce e delle persecuzioni.

E, come si sa, di persecuzioni e di critiche i gesuiti ne hanno subite tante nei secoli proprio in ragione del loro integralismo dottrinario e del rigore intellettuale. Il modo di operare dei gesuiti per una società più giusta ha infatti prodotto nei secoli anche l’aperta opposizione e l’inimicizia di quanti hanno visto nella loro azione un pericolo per i loro privilegi e i loro interessi personali. E’ così che si arrivò nella seconda metà del ‘700 alla soppressione dell’ordine, poi ricostituito da papa Pio VII nel 1814.

La loro influenza non si esercita solo all’interno della Chiesa. In Italia la presenza dell’ordine è segnata, anche fisicamente, dalle sedi portanti della sua organizzazione, a cominciare dalla Curia Generalizia di Borgo S. Spirito all’Università Gregoriana, ai vari collegi pontifici, alla Civiltà Cattolica, la rivista ufficiale della Compagnia dal 1850 (l’unica rivista cattolica ad essere ancora oggi esaminata preventivamente e approvata dalla Segreteria di Stato della Santa Sede).

Ma è soprattutto attraverso il ministero dell’insegnamento, divenuto una delle principali attività dell’ordine, che la sua influenza si diffonde nella società civile. Il loro metodo pedagogico infatti, imperniato sull’insegnamento del latino e dei classici, sull’emulazione tra studenti e sulla severa disciplina, porta ancora i segni della sua affermazione basata sulla gratuità, l’apertura a studenti di tutte le classi sociali, l’insegnamento delle “umane lettere” unito a quello delle scienze, la progressione da una classe all’altra in base a criteri meritocratici rigorosi.

Dagli istituti dei padri gesuiti è uscita una parte non trascurabile della nostra attuale classe dirigente, contrassegnata da un elemento di forte trasversalità. Da sinistra a destra, la matrice gesuitica unisce politici, economisti, banchieri di tutti gli schieramenti. Da Monti, che ha studiato al collegio Leone XIII di Milano, quello della buona borghesia meneghina, come l’ex sindaco Albertini, o Massimo Moratti, a Luca Cordero di Montezemolo che ha fatto tutti i suoi studi all’Istituto Massimo di Roma, come il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente di Bnl-Bnp Paribas Luigi Abete, il direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro, il direttore de La7 Paolo Ruffini, l’imprenditrice e consigliere Rai Luisa Todini. Al “Gonzaga” di Palermo ha studiato l’attuale sindaco Leoluca Orlando, come al “San Francesco Saverio” di Livorno si è formato l’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Ma che ceto dirigente forma la pedagogia gesuitica? Dice un loro eminente rappresentante come padre Sorge: “Anche i figli di buone famiglie da noi si appassionano ai drammi degli emarginati sociali, delle minoranze e sviluppano una passionalità che li guida poi nella vita civile”. Sembra la stessa strada che, sul terreno religioso, ha percorso Papa Francesco.

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