Governo, oggi tocca ai capigruppo

Camera_sliderAlla vigilia delle consultazioni di Napolitano. Le mosse dei partiti in vista della formazione di una maggioranza. Sullo sfondo le polemiche sulla nomina del nuovo capo dello Stato

 

 

ROMA – Mario Mauro, ex capogruppo del Pdl al Parlamento europeo, e’ stato eletto ieri sera presidente dei senatori di Scelta Civica. Antonio De Poli e Gianluca Susta sono stati eletti vicepresidenti. Stefania Giannini sarà segretaria d’Aula. In un comunicato si precisa che tutte le decisioni sono avvenute all’unanimità. Entro il primo pomeriggio si deciderà chi sarà il capogruppo alla Camera.

Fissata alle 18 la prima riunione dei capigruppo della Camera con la presidente Laura Boldrini e alle 17 quella dei capigruppo del Senato con il presidente Piero Grasso, i gruppi parlamentari sono infatti tenuti a definire i propri organigrammi prima di questi due appuntamenti. Da domani inizieranno poi le consultazioni al Quirinale da parte del presidente Giorgio Napolitano in vista dell’incarico per la formazione del nuovo governo che sono condotte con i capigruppo parlamentari e i leader delle diverse forze politiche.

I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle sono stati i primi a formalizzare la loro leadership: Vito Crimi al Senato, Roberta Lombardi alla Camera. Il Pdl ha scelto ieri Renato Brunetta per Montecitorio (sostituisce Fabrizio Cicchitto) e Renato Schifani per palazzo Madama (sostituisce Maurizio Gasparri). Oggi tocca alla Lega Nord che potrebbe eleggere Giancarlo Giorgetti alla Camera (il Carroccio dovrà chiedere una deroga al regolamento per formare il gruppo perché non ha 20 deputati, a meno di chiederne 2 in ”prestito” al Pdl, alleato di coalizione) e Massimo Bitonci al Senato.

Alle 13 è fissata la riunione dei senatori del Pd, alle 15,30 quella dei deputati. Non è certo che venga approvata la proposta del segretario Pier Luigi Bersani di confermare Dario Franceschini alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato. Nei due gruppi parlamentari è forte la richiesta di rinnovamento anche per la presenza consistente di neodeputati e neosenatori. I cosiddetti ”giovani turchi” potrebbe candidare Andrea Orlando, responsabile Giustizia del Pd, alla Camera, mentre il vicesegretario Enrico Letta potrebbe proporre il nome di Francesco Boccia, già responsabile delle proposte economiche del gruppo piddino a Montecitorio.

Per il Senato, oltre a Finocchiaro, si fanno i nomi di Luigi Zanda, Felice Casson e Laura Puppato. Gli stessi Franceschini e Finocchiaro potrebbero declinare l’invito alla conferma, dopo che il loro partito non li ha sostenuti fino in fondo nelle candidature alle presidenze di Camera e Senato. Il gruppo di Sinistra, ecologia e libertà alla Camera ha già eletto la scorsa settimana Gennaro Migliore proprio presidente, mentre al Senato la capodelegazione è Loredana De Petris. Sel chiederà la deroga per il gruppo, visto che il regolamento richiede 10 senatori per poterlo formare e il partito di Nichi Vendola ne ha eletti 7. Nel caso Sel non potesse formare il gruppo al Senato, De Petris potrebbe diventare capogruppo del Misto. Alla Camera presidente del gruppo Misto potrebbe essere eletto oggi Pino Pisicchio, in rappresentanza della componente di Centro Democratico, la formazione coalizzatasi con il Pd nelle elezioni e guidata da Bruno Tabacci.

Intanto, Bersani si prepara all’incontro con il presidente Napolitano. Il segretario del Pd resta convinto, anche se ritiene che ”la strada e’ stretta”, di poter ricevere il primo incarico da parte del Capo dello Stato. Le indiscrezioni dicono che avrebbe già pronta la lista dei ministri che formerebbero una squadra all’insegna del rinnovamento fatta di tecnici e personaggi che non avrebbero ricoperto in passato incarichi politici. In più c’è il programma già definito in 8 punti presentato nei giorni scorsi, dove si accolgono molte questioni che stanno a cuore ai grillini (dalla riforma della politica alla riduzione dei costi del sistema politico). Bersani in questo modo potrebbe acuire le contraddizioni nel M5S e chissà ottenere un insperato via libera.

Lo stato maggiore del Pd non sembra invece intenzionato ad accogliere lo ”scambio” proposto da Silvio Berlusconi e Angelino Alfano: se al Quirinale venisse eletto un esponente ”moderato”, il Pdl sarebbe disposto a far nascere l’eventuale governo Bersani con una benevola astensione. Ipotesi che però equivarrebbe a mantenere una ipoteca sul prosieguo di quell’esecutivo. Berlusconi ha annunciato iniziative e manifestazioni contro l’ipotesi che al Quirinale possa essere eletto un esponente del centrosinistra dopo le elezioni di Boldrini e Grasso alla Camera e al Senato.

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