Governo, al via consultazioni di Napolitano

Napolitano_consultazioni_sliderSi inizia con i presidenti di Senato e Camera che si riducono lo stipendio del 30%. I tre big domani al Colle

 

 

ROMA – I primi a salire sul Colle per essere consultati dal presidente Giorgio Napolitano saranno Piero Grasso e Laura Boldrini, rispettivamente presidenti di Senato e Camera (alle 10 il primo, alle 10,45 la seconda). Poi si inizia con i gruppi parlamentari. Alle 11,30 il gruppo Misto del Senato, alle 12 quello Misto della Camera. Alle 12,50 la Rappresentanza parlamentare della minoranza linguistica della Valle d’Aosta. Si prosegue nel pomeriggio. Ore 16,30 il gruppo Per le Autonomie-Psi del Senato. Ore 17.00 il gruppo della Camera di Sinistra ecologia e libertà.

Le consultazioni di oggi si concludono alle 18,00 con i gruppi del Senato e della Camera di Scelta Civica per l’Italia. Domani saliranno sul Colle alle 9,30 i gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle (c’è attesa per verificare se della delegazione faranno parte Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio). Un’ora dopo toccherà ai gruppi del Pdl e della Lega Nord che si presenteranno insieme come coalizione per smentire le indiscrezioni su presunte divisioni interne. Alle 12.15 ci sarà l’incontro tra Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi, presidente Emerito della Repubblica. Alle 18 le consultazioni si chiuderanno con l’ arrivo al Quirinale dei gruppi parlamentari del Pd.

Pier Luigi Bersani ha dichiarato alla vigilia delle consultazioni di avere ”fiducia” nel Capo dello Stato e di aspirare a un incarico che in effetti – secondo alcune previsioni – potrebbe arrivare, seppure ”esplorativo”. Il segretario del Pd avrebbe già pronta la lista dei ministri composta da personalità di indubbia competenza e senza legami particolari con i partiti. Bersani e’ convinto di poter mettere a segno un positivo ”effetto sorpresa” e di poter conquistare i voti di una fetta dei parlamentari del M5S, come e’ avvenuto per la elezione di Grasso a presidente del Senato.

Qualche indiscrezione avvalora pure l’eventualità che Napolitano abbia solo intenzione di dare mandati che abbiamo serie possibilità di arrivare al raggiungimento dell’obiettivo di formare il governo. In questo caso, Bersani non riceverebbe alcun incarico. Pdl e Lega Nord riproporranno l’idea del ”governissimo” fondato sull’asse tra loro e il Pd. Ma quest’ ultimo partito, stando alle dichiarazioni ufficiali, non ha alcuna intenzione di accettare questa prospettiva che tra l’ altro il centrodestra lega alla possibilità che il nuovo presidente della Repubblica sia un ”moderato” dopo che il centrosinistra ha eletto due personalità della sua area alla Camera e al Senato. Pd e Lega Nord minacciano di lasciare l’Aula del Senato, dove il centrosinistra non ha la maggioranza, qualora Bersani dovesse presentarsi con un incarico pieno.

Qualora sia l’ipotesi di un governo a guida Bersani, sia quella di un governissimo si dovessero verificare impraticabili in quanto non si delineano i numeri di una maggioranza stabile, toccherebbe a quel punto a Napolitano proporre un ”governo del presidente” presieduto da un tecnico e formato da tecnici. Questo esecutivo avrebbe forse un mandato a tempo per fare la riforma elettorale e l’annuale Dpef in modo da preparare nuove elezioni anticipate. Spinge per questa soluzione anche la necessità di non far pesare sul successore di Napolitano la scelta di sciogliere quasi immediatamente le Camere che lo eleggeranno (il Parlamento e’ convocato per la prima seduta congiunta con all’ordine del giorno l’elezione del Capo dello Stato il prossimo 15 aprile).

Ieri sera, partecipando alla trasmissione televisiva ”Ballarò”, i presidenti di Camera e Senato hanno annunciato che si taglieranno la propria indennità del 30%. La decisione e’ stata presa nelle prime Conferenze dei presidenti dei gruppi delle due Camere che si sono tenute nel pomeriggio. La Conferenza dei capigruppo della Camera ha inoltre deciso di avviare uno studio per giungere ad una riduzione dei costi di Montecitorio e a una revisione del Regolamento.

Tutti i gruppi hanno dato il proprio assenso alle proposte di Grasso e Boldrini che hanno ipotizzato analoghi tagli nei compensi ”per i titolari delle altre cariche interne in tema di indennità di ufficio e di altre attribuzioni attualmente previste, alcune delle quali potrebbero essere del tutto soppresse, quali ad esempio i fondi per spese di rappresentanza”.

Altri tagli riguarderanno ”il trattamento economico complessivo dei parlamentari, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il 30 e il 50% della relativa spesa”. Sarà proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a pie’ di lista. Inoltre verranno pubblicati sui siti internet di Camera e Senato i dati di tutte le consulenze.

Boldrini ha precisato che ai dipendenti della Camera ”sarà chiesto di usare la stessa sensibilità e disponibilità, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sarà presto oggetto di dialogo con i sindacati”. Grasso ha battuto su un altro tasto: ”Occorre raddoppiare la produttività del Parlamento, lavorando dal lunedì al venerdì”. Boldrini ha aggiunto che i presidenti delle Camere hanno deciso di rinunciare agli appartamenti che spetterebbero loro.

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