Promesse di pagamento dei debiti della PA

Grilli_vittorio_sliderPresentato il piano del governo per creare disponibilità di cassa. Venti miliardi già nella seconda metà dell’anno

 

ROMA – Sotto la forte pressione delle parti sociali schiacciate da una recessione sempre più pesante, il governo Monti si è deciso ad affrontare, in una delle ultime riunioni della sua vita, il tema scottante del pagamento dei debiti della PA. Nella riunione del Consiglio dei ministri di stamattina infatti il premier dimissionario ha ripercorso “la lunga e complessa azione svolta dal Governo a partire dal novembre 2011, strettamente connessa con il processo di risanamento finanziario, che ha consentito una graduale e difficile opera di persuasione sull’opportunità di rendere meno angusti e più razionali, i principi in tema di disciplina di bilancio”.

Qualcuno nei giorni scorsi auspicava che il governo, pur in fase di ordinaria amministrazione, potesse assumere provvedimenti concreti per sbloccare i pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione. Invece il Ministro Grilli si è limitato ad informare il Parlamento sulle misure per favorire l’accelerazione del pagamento dei debiti della PA verso i propri fornitori e dell’impatto sulla crescita dell’economia e sull’andamento dei conti pubblici per gli anni 2013 e 2014.

Si è così appreso che il Governo, sin dal suo insediamento, “ha individuato i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione come una pratica inaccettabile per i corretti rapporti tra pubblica amministrazione e imprese e come un grave danno per le imprese già colpite dalla difficoltà di accedere al credito bancario nel contesto della crisi (che sensazionale scoperta! ndr). Tuttavia gli spazi per una rapida liquidazione dello stock di debiti pregressi erano fortemente limitati dalla necessità di rispettare gli impegni assunti dall’Italia con l’Ue nel quadro del patto di stabilità. Secondo le regole di contabilità europee, infatti, la liquidazione dei debiti commerciali pregressi determina un conseguente aumento del debito pubblico.

Tenendo conto di questi vincoli – sempre secondo la ricostruzione di Grilli – il Governo ha perseguito un’azione su due fronti: da un lato individuare un meccanismo che permettesse da subito di dare respiro alle imprese avviando un’azione di graduale liquidazione dei debiti compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e tenendo conto dell’alto costo di rifinanziamento del debito. In secondo luogo, e dall’altro avviare un’azione politica di negoziato a livello europeo per ottenere un margine di flessibilità all’interno del Patto di Stabilità.

Il Consiglio europeo il 14 marzo scorso e la Commissione europea cinque giorni dopo hanno sottolineato “l’urgenza di una pronta risoluzione del tema dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione e chiarito i termini operativi della nozione di flessibilità (bontà loro! ndr).

Con il via libera delle autorità comunitarie, il Governo dovrebbe cominciare a pagare i propri debiti con circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014, attraverso le seguenti misure.

Per i debiti di Regioni ed Enti locali si procederà con l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili; l’esclusione dal patto di stabilità per i pagamenti effettuati in favore degli Enti locali sui residui passivi; l’istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli Enti territoriali, con obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile.

Per i debiti del comparto sanitario, invece, saranno concesse anticipazioni di cassa, per il pagamento dei debiti relativi a operazioni già conteggiate negli esercizi finanziari precedenti, che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile.

Infine saranno rimborsati i debiti fiscali pregressi a carico dello Stato, attraverso l’utilizzo delle giacenze di tesoreria.

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