Governo, oggi Napolitano affida l’incarico

NapolitanoIl Capo dello Stato annuncerà la sua scelta nel pomeriggio. Stallo tra Bersani o Grasso


ROMA – Nella serata di ieri, mentre alla Camera si svolgevano le operazioni di spoglio delle schede per il voto dell’Ufficio di presidenza, tra i deputati del Pd si alternavano ottimismo e pessimismo sulla possibilità di un incarico a Pier Luigi Bersani da parte del Capo dello Stato.

Il presidente Giorgio Napolitano, a conclusione delle consultazioni, aveva nel frattempo salutato i cronisti dando appuntamento a questa mattina per la soluzione del rebus su chi avrà il compito di tentare di formare il governo. Il nome più gettonato dai cronisti resta quello di Piero Grasso, mentre quello del segretario del Pd sembra avere chance ridotte in quanto non avrebbe i numeri necessari per essere sostenuto da una solida maggioranza.

In tarda serata, a complicare la decisione del Capo dello Stato nel caso fosse intenzionato ad affidare un primo incarico esplorativo a Piero Grasso, accadeva pure un imprevisto. Il presidente del Senato telefonava a ”Spazio pubblico”, la trasmissione di Michele Santoro su La7, per replicare ad alcune affermazioni di Marco Travaglio. ”Invito Travaglio, che ha rivolto contro di me accuse infamanti, a un confronto in tv con tanto di carte alla mano. Per rispondere soprattutto all’accusa che ha lanciato riguardo alla mia nomina di capo antimafia”, dice Grasso.

”Presidente, lei permetterà che ci sia almeno uno che la critica, visto che giornali e televisioni li ha tutti dalla sua parte e suonano il violino per lei”, replica Travaglio. Il presidente del Senato controreplica: ”Si abitui al confronto. Non accetto di aprire ora la discussione, anche perché sono stanco dopo una giornata come quella che ho avuto. La invito a confrontarsi con carte alla mano. Non posso aspettare una settimana per replicare, soprattutto sulle modalità della mia nomina a procuratore antimafia”. Grasso propone a Travaglio un confronto in uno spazio televisivo ad hoc. Santoro fa appello a Enrico Mentana, affinché venga accolto l’appello di Grasso.

Cosa aveva detto Travaglio nel corso della trasmissione? ”Grasso si è sempre tenuto a debita distanza dalle indagini sulla mafia e la politica. Si è addirittura liberato, quando era procuratore di Palermo, di tutti i magistrati che facevano indagini su mafia e politica. Si è reso protagonista di alcuni gesti poco nobili, come rifiutarsi di firmare l’atto di appello contro l’assoluzione in primo grado di Andreotti, lasciando soli i sostituti procuratori che avevano presentato questo appello. Grasso ha proposto Berlusconi per la medaglia antimafia poco prima di essere eletto senatore”.

Tornando alle consultazioni, Bersani ha dichiarato all’uscita dal colloquio con Napolitano: ”Siamo al servizio del cambiamento lavorando su due versanti: governo con proposte sul piano sociale e sul piano della moralizzazione della vita pubblica. La nostra intenzione è mettersi al servizio per trovare una soluzione non qualsiasi”. Il segretario del Pd ha escluso possibili esecutivi con il Pdl: ”Ci rivolgiamo a tutto il Parlamento ma alcuni dei nostri punti dalla destra sono stati impediti anche nell’ultimo anno”.

Secondo alcune indiscrezioni, il presidente Napolitano avrebbe molto battuto sul tasto dei ”numeri” che in partenza mancherebbero a un tentativo di formare il governo affidato a Bersani dopo che Beppe Grillo, salendo ieri sul Colle, ha ribadito che il M5S non appoggerà nessun tentativo di formare una maggioranza. Da qui l’opzione ritenuta migliore di un incarico esplorativo al presidente del Senato per sondare ulteriormente gli umori dei singoli partiti.

Sulla carta sembrano restare in piedi solo due alternative: o elezioni anticipate ravvicinate (30 giugno-1 luglio?) o un ”governo del presidente” con compiti limitati e ”di scopo” (alcuni mesi per fare la riforma della legge elettorale e la manovra economica di fine anno). Quest’ultima soluzione per potersi realizzare dovrebbe poter contare sul voto di Pdl, Lega Nord, Pd e Scelta Civica. Ma finora il Pd ha confermato di non avere intenzione di sostenere maggioranze di cui farebbe parte il Pdl.

Mano tesa al Pd invece da parte di Silvio Berlusconi dopo il colloquio con Napolitano: ”Abbiamo esaminato i risultati elettorali che presentano le tre forze, ciascuna di pari entità. Abbiamo presente che una di queste forze non è disponibile a una collaborazione con le altre. Quindi restiamo in campo noi e il Pd, a cui incombe la responsabilità di dare un governo al Paese”. L’ex premier ha riproposto il problema del successore di Napolitano: “Siamo assolutamente disponibili a un esecutivo di coalizione. Non è però accettabile che una sola forza con il 30% dei voti, che sono il 20% degli italiani che hanno diritto al voto, possa esigere di prendere tutto”.

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