Ue e Ocse: così recessione continua

Gurria-angel-sliderNell’analisi della Commissione europea si sottolinea la diminuzione del Pil e la crisi sociale che si aggrava

 

 

ROMA – Mentre il Paese precipita in un baratro recessivo senza fine, il governo Monti si autocompiace, in maniera che rasenta l’irresponsabilità, dei risultati raggiunti dalla sua gestione. Nella relazione di pochi giorni fa al Parlamento, che prelude al Documento di Economia e Finanza 2013 del prossimo 10 aprile, sentite cosa dice il ministro Grilli: “Nell’ultimo biennio l’azione di riequilibrio dei conti pubblici in vista del raggiungimento del pareggio di bilancio è stata portata avanti con determinazione. Nel 2012 l’Italia ha conseguito un sostanziale miglioramento strutturale dei conti pubblici e un ulteriore consolidamento del bilancio è previsto per il 2013. Inoltre nel 2012 l’indebitamento netto in rapporto al Pil della Pubblica Amministrazione è risultato sostanzialmente in linea con le raccomandazioni ricevute in sede comunitaria”.

Tutt’intorno le “mura dell’Italia”, come quelle bibliche di Gerico, stanno crollando rovinosamente. Migliaia di imprese chiudono i battenti a seguito del calo dei consumi interni o per asfissia finanziaria indotta dal credit crunch. Le file dei disoccupati e dei cassintegrati aumentano ogni giorno a ritmi drammatici. I giovani in cerca di lavoro hanno ormai superato abbondantemente un terzo dl totale.

Anche il governo nel suo rendiconto edulcorato non può fare a meno di riconoscere che “nel 2012 il Pil si è contratto del 2,4 per cento, in linea con le previsioni. L’andamento dell’economia nell’ultimo trimestre dell’anno è stato tuttavia peggiore delle attese, con un brusco calo del Pil (-0,9 per cento sul trimestre precedente), che ha prodotto un effetto di trascinamento negativo sul 2013 pari a un punto percentuale. Le previsioni per il 2013 devono essere conseguentemente riviste verso il basso.
“Sia pure in presenza di primi segnali di miglioramento dell’economia, le prospettive nella prima parte del 2013 sono ancora incerte. Si prevede una ulteriore contrazione del Pil nel primo trimestre dell’anno. Inoltre, la domanda interna risulta ancora molto debole e, in assenza di azioni di sostegno, il suo miglioramento tarderebbe a manifestarsi”.

Insomma anche il 2013, che era stato indicato come punto di svolta della crisi, sarà ancora segnato per gli italiani da “lacrime e sangue” (come se non ne fosse già stato versato abbastanza, ndr). La variazione annua del Pil si manterrà dunque anche quest’anno negativa nella misura del -1,3 per cento e solo nel 2014 la crescita del Pil “si porterà decisamente al di sopra dell’1 per cento”. Se poi, com’è molto probabile, questo non si verificasse basterà fare una piccola correzione al ribasso nella relazione al Parlamento.

Non c’è nulla e nessuno d’altronde che smuova i nostri governanti dalla dogmatica certezza dei benefici effetti della politica del rigore. Nemmeno la Commissione europea che nel suo rapporto trimestrale sulla situazione economica e sociale dell’Unione nota che la recessione economica  non sta provocando solo un’elevata disoccupazione nell’area euro, ma il solco che separa i ricchi dai poveri si sta drammaticamente allargando. “La crisi sociale che l’Europa sta attraversando continua ad aggravarsi e non ci sono segni tangibili di cambiamento”.

In Italia poi, segnala la stessa Commissione, il dato sulla produttività del lavoro è il peggiore in assoluto, avendo fatto segnare un -2,8% nell’ultimo trimestre 2012, dopo aver lasciato sul campo un altro 3% nel trimestre precedente. Ma il dato più preoccupante è ovviamente quello della disoccupazione aumentata di mezzo punto in tre mesi, fino a quota 11,7%. “L’incidenza dello stress finanziario è peggiorata in circa metà dei paesi dell’Unione, con il deterioramento peggiore registrato………soprattutto in Italia, dove la popolazione che registra difficoltà finanziarie è salita di quasi 15 punti percentuali”.

Un altro carico da 90 lo aggiunge l’Ocse parlando di cuneo fiscale, cioè della differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e la retribuzione netta che viene percepita in busta paga dal lavoratore. Nel primo caso, il costo del lavoro medio in Italia è al 17° posto tra i paesi Ocse, con 48,292 dollari. Riguardo invece ai compensi effettivamente percepiti siamo all’ultimo posto tra i grandi paesi dell’organizzazione, con 25.303 dollari in media.

I gridi di allarme ormai si susseguono incessantemente a livello nazionale, comunitario e internazionale (perfino il Fondo monetario si è convinto che una dose eccessiva di austerity può condurre le economie in un vicolo cieco). Ma i sordi che siedono a Palazzo Chigi, al Palais Berlaymont e all’Eurotower continuano a non sentire.

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