Il mandato di Bersani nelle mani di Napolitano

Bersani_sliderOggi le ultime consultazioni. Questa sera Bersani torna al Colle senza la certezza di una maggioranza disposto a sostenerlo

 

ROMA – “La vicenda è chiusa e l’ha chiusa Bersani che ora si trova nel vicolo cieco in cui si è infilato. Sta a lui, ora, rovesciare la situazione, se vuole e se può, nell’interesse del Paese”. Questa dichiarazione di Angelino Alfano arriva in serata e sembra chiudere ogni spiraglio al tentativo di Pier Luigi Bersani di far decollare un governo. Ma siccome le parole del segretario del Pdl prevedono la possibilità che la situazione possa essere ”rovesciata”, tocca ora al presidente preincaricato fare un’altra mossa per evitare il fallimento del mandato ricevuto dal Capo dello Stato.

Una dichiarazione più possibilista di quella di Alfano arriva da Roberto Maroni, segretario del Carroccio e presidente della Regione Lombardia: ”Se Bersani decide di accettare le nostre condizioni, noi faremo la nostra parte. Altrimenti andrà al Quirinale a dire che non ha la maggioranza”. Sono quelle ”condizioni” a fare problema. Aggiunge Maroni: ”La decisione è politica: si può votare sì oppure uscire dall’Aula del Senato per non votare no”.

La giornata politica di Bersani, che sta lavorando anche alla lista dei ministri, prevede in mattinata le ultime consultazioni: alle 10,30 incontra i rappresentanti di Centro Democratico, alle 11 la delegazione di Sel, alle 11,30 i capigruppo del Pd. La dichiarazione di ieri sera di Alfano pone una forte ipoteca su quanto potrà dire Bersani al presidente Giorgio Napolitano, quando in serata dovrebbe salire sul Colle per riferirgli lo stato della situazione.

Non avendo i numeri di una maggioranza al Senato dopo il secco no arrivato dal M5S, un eventuale governo Bersani può nascere solo con l’assenso del centrodestra. Questo consenso non può prendere le forme di un voto favorevole (altrimenti si tratterrebbe di ”governissimo”), da qui l’ipotesi che i senatori di Pdl e Lega Nord possano lasciare l’Aula del Senato. Perché questo possa accadere il centrodestra chiede alcuni impegni: l’apertura di un dialogo per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica senza i soli voti del centrodestra, la presidenza da parte di un esponente del Pdl della commissione – o della ” convenzione” – sulle riforme istituzionali che potrebbe nascere subito dopo l’insediamento dell’esecutivo per rispettare l’indicazione di Napolitano sulla necessità di un impegno di tutte le forze politiche sulle riforme istituzionali.

Altri punti di incontro potrebbero riguardare la politica economica: riforma dell’Imu sulla prima casa, rinvio della Tares, sblocco del patto di stabilità che riguarda gli enti locali in modo da mettere in moto alcuni investimenti nel settore pubblico. La maggiore difficoltà nella trattativa riguarda il problema del Capo dello Stato. Il Pd continua a dirsi indisponibile, mentre Pdl e Carroccio ricordano che il centrosinistra ”non può prendere tutto” dopo aver eletto con solo i propri voti i presidenti di Camera e Senato.

Bersani ha fatto il punto in serata con una dichiarazione né ottimista, né pessimista: ”Andrò al Quirinale e valuterò con il Presidente della Repubblica. Non ho dei diktat da fare. Devo portare una valutazione conclusiva che è fatta di numeri e anche di valutazioni politiche, in un dialogo sempre corretto, bello e produttivo. a quel punto si prenderanno decisioni. Non vado là con delle richieste in premessa”.

I collaboratori del presidente preincaricato fanno filtrare la convinzione di Bersani: se arrivasse al Senato per chiedere la fiducia, è sicuro di ottenere il via libera di palazzo Madama. Questo itinerario ha però bisogno dell’assenso di Napolitano che risulta difficile da ottenere non avendo Bersani certezze sui numeri di una possibile maggioranza da sottoporgli dopo aver esperito il suo incarico esplorativo.

Se il Capo dello Stato non dovesse ritenere di far proseguire il tentativo di Bersani, potrebbe aprirsi tutt’altro scenario. Napolitano userebbe i giorni di Pasqua per riflettere sulla difficile situazione che si è venuta a creare. Subito dopo non rinuncerebbe a offrire un altro mandato, di fatto esplorativo, nel tentativo di sbloccare il rapporto tra partiti. A quel punto il mandato potrebbe andare a una personalità in grado di formare un ”esecutivo di scopo” (Anna Maria Cancellieri, attuale ministro degli Interni, o Piero Grasso, presidente del Senato?). Questo governo, se vedesse la luce votato dai principali partiti, potrebbe durare fino alle elezioni europee della primavera del 2014, quando le elezioni anticipate per Camera e Senato potrebbero abbinarsi a quelle per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles. Riforma elettorale e gestione della crisi economica sarebbero le sue priorità.

A fare in fretta spinge in ogni caso il logoramento del governo in carica già dimissionario, dopo la vicenda delle dimissioni di Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri. Mario Monti, intervenendo ieri alla Camera sul caso dei marò, è stato chiarissimo: ”Questo governo non vede l’ora di essere sollevato”.

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