Napolitano riprende le consultazioni

Napolitano_bisBersani si ferma. Entro stasera la soluzione. Forse un ‘governo del presidente’. Diversi i nomi in lizza. Intanto il Pd si spacca

 

 

 

ROMA – Tutti nuovamente al via. La settimana di consultazioni di Pier Luigi Bersani non ha prodotto nulla ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si vede costretto a riprendere in mano il pallino e a tentare di risolvere il rebus del nuovo governo. Una situazione resa però difficile non solo dall’oggettiva incomunicabilità fra le tre formazioni politiche che ‘non hanno vinto’ le elezioni ma anche dall’incombente termine del mandato di Napolitano.

Ieri sera un provato e amareggiato Bersani ha parlato, al termine del lungo colloquio con il presidente della Repubblica, di ”preclusioni” da parte del Movimento 5 Stelle e di ”condizioni non accettabili” poste dal Pdl. Una situazione non facile, quella del leader del Pd perché se da un lato sembrerebbe essere vero che il Capo dello Stato non lo ha messo da parte – non c’è alcun riferimento nel comunicato letto ieri da Donato Marra ad un ritiro del pre-incarico affidatogli – dall’altro l’annunciata ripresa ”personale” delle consultazioni da parte di Napolitano non lascia necessariamente intendere che questa sera (al termine dei colloqui-lampo con Pdl, M5S, Scelta Civica e Pd) il nome che verrà fuori come presidente del Consiglio incaricato sia sempre quello di Bersani. Con buona pace della semi-vittoria elettorale e del lavorio, della preparazione a guidare Palazzo Chigi fatta in questi mesi.

Analogamente traballante la posizione di Bersani sul fronte interno. Il Pd è spaccato anche se ufficialmente il candidato per Palazzo Chigi è ancora il segretario e dal partito non vengono ritenute praticabili altre soluzioni. Ma è chiaro che in caso di fallimento emergerebbero violentemente tutte le perplessità con cui una parte del partito ha accompagnato alcune sue scelte, come quelle sulle presidenze di Camera e Senato e come il tentativo di aprire un canale di dialogo con i grillini.

In particolare, viene contestata a Bersani la scelta di Boldrini e Grasso che avrebbe come rischio quello di tenere fuori – cosa che per altro chiede a gran voce il Pdl – il Pd dalla partita per il Quirinale. Senza dimenticare infine la presenza sullo sfondo (ma non poi così tanto sullo sfondo) di Matteo Renzi, impegnato in queste ore a ribadire sì la sua fedeltà al segretario ma anche il suo essere nel gioco con idee diverse da quelle di Bersani. A partire dal rapporto con settori del Pdl, assolutamente esclusi dal segretario. Un Bersani che proprio per il segretario pidiellino Angelino Alfano si troverebbe oggi in un ”vicolo cieco”, senza alcuna possibilità di uscita se non facendosi da parte.

La partita comunque è comandata ora da Napolitano. Questa sera o al più tardi domattina si dovrebbe sapere la sua scelta, il nome che indicherà per superare lo stallo politico che si è venuto a generare. Detto che formalmente sembra essere della partita ancora lo stesso Bersani, quello di cui si parla con sempre più insistenza è il cosiddetto ‘governo del Presidente’. Grasso, Saccomanni, Amato, Cancellieri potrebbero rappresentare la soluzione e superare quei veti incrociati che hanno caratterizzato il tentativo bersaniano. Un limite sembra però avere anche questa strada.

Napolitano ha ormai terminato il suo mandato ed un governo la cui guida nascerebbe sotto la sua personale scelta e con la sua garanzia rischierebbe di trovarsi ad un certo punto senza ombrello protettivo ed esposto alle tempeste politiche.
Così come si è trovato più volte il governo Monti, voluto fortemente dal Presidente della Repubblica per fronteggiare la crisi economica e da questi assolutamente difeso e tenuto in piedi, anche nei momenti più difficili. Cosa che sembrerebbe difficile da fare ora per un presidente in uscita.

Comunque, è il messaggio mandato ieri dal Quirinale, ”senza indugio” si deve trovare un governo, considerando che la crisi economica – come indica il caso Cipro – non è affatto conclusa e i mercati, con lo spread che sale, sono sempre più agitati nei confronti del nostro Paese. La sottolineatura dell’urgenza di un esecutivo che guidi il Paese, oggettiva per altro, viene letta da alcuni come una ennesima sollecitazione del Capo dello Stato ad un esecutivo di larghe intese. Che sia questa o meno la strada che Napolitano intenda seguire lo sapremo nelle prossime ore ma e’ evidente come invece si voglia fare di tutto per escludere un ritorno a breve alle urne, almeno con questa legge elettorale.

Nuove elezioni, oltre ad indebolire ulteriormente il nostro Paese di fronte ai mercati e agli investitori internazionali, con ogni probabilità riproporrebbero la stessa instabilità politica di oggi, che avrebbe come conseguenza la mancanza di quelle riforme tanto attese dal paese e tali da contribuire al superamento delle molte difficoltà che stanno attraversando i cittadini italiani.

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