Il governo da una parte dà dall’altra prende

mef-SLIDERRinviato il Cdm che avrebbe dovuto varare il decreto per il pagamento dei debiti della Pa alle imprese

 

 

ROMA – Se non avessimo in somma antipatia i presuntuosi e i saccenti, potremmo tranquillamente affermare che “noi l’avevamo detto” già parecchi giorni fa che dietro l’annuncio del pagamento di 40 miliardi di crediti delle imprese nei confronti della Pa poteva nascondersi l’imbroglio.

Conoscendo ormai alla perfezione il “modus operandi” del governo Monti (e del suo fedele scudiero Grilli), ci era sembrata insolita la decisione di immettere liquidità nel sistema senza adeguate coperture finanziarie o, come si dice, a saldo del debito invariato. Dicevamo allora: “Calma ragazzi, si tratta solo di un atto di indirizzo del governo Monti che presuppone un decreto ad hoc, che a sua volta presuppone l’allentamento del vincolo di bilancio e la revisione dei saldi di finanza pubblica, per fare spazio a nuovo debito pubblico”. Campa cavallo mio, concludevamo, prima che le imprese vedano un euro!

Persino quei burloni del gruppo parlamentare del movimento M5S si erano accorti che nella relazione di Grilli c’era qualcosa che non tornava. Da un lato, diceva la Lombardi, “una parte dei pagamenti alle imprese confluirà immediatamente al sistema creditizio…e l’esperienza di questi anni ci ha reso cauti sugli effetti nell’economia reale dei finanziamenti alle banche”. Dall’altro, se è vero che i 40 miliardi valgono mezzo punto di Pil che di conseguenza tocca il tetto massimo del 2,9% concessoci dall’Ue, “ciò significa che con questo decreto legge ci stiamo giocando tutto l’indebitamento che possiamo stanziare per la crescita per il 2013 e il 2014”.

E infatti puntualmente la gabola è venuta alla luce, prima con il tentativo (fallito) di aumentare l’addizionale Irpef, poi con il rinvio del Consiglio dei ministri previsto per le 19 di oggi. In una nota di Palazzo Chigi si spiega infatti che “il ministro dell’Economia e Finanze Vittorio Grilli, in accordo con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche a seguito delle articolate risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato, ha fatto presente al Presidente del Consiglio l’opportunità di proseguire gli approfondimenti necessari per definire il testo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della Pa”.

Camera e Senato avevano infatti approvato ieri una risoluzione, sottoscritta da tutti i gruppi ad eccezione del Movimento 5 Stelle, in cui, riguardo al decreto sui pagamenti dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni, si invitava il governo “a predisporre interventi di immediata eseguibilità e a graduare il flusso dei pagamenti, accordando priorità a quelli che le imprese non hanno ceduto al sistema creditizio”.

Secondo quanto si apprende, dopo che l’ipotesi di un aumento dell’addizionale regionale Irpef è definitivamente tramontata, i tecnici del Tesoro hanno evidenziato la necessità di aver maggior tempo a disposizione per trovare fonti alternative di finanziamento per la restituzione dei debiti nei confronti delle imprese. Si starebbe inoltre valutando la possibilità di inserire nel decreto anche altre misure, come quella del rinvio della Tares che però costerebbe oltre 1 miliardo. Di qui, la necessità del rinvio dell’esame da parte del Consiglio dei ministri.

Comunque vadano a finire le cose, di una cosa si può stare certi: se con una mano il governo Monti ha deciso di dare una mano alla ripresa immettendo 40 miliardi nel sistema industriale, con l’altra mano recupererà la stessa cifra da nuove imposte o da tagli alla spesa per mantenere il nostro deficit entro il tetto del 3% annuo. “E’ il gioco delle tre carte – concludevamo in epoca non sospetta – a cui Monti ci ha abituato sacrificando tutto e tutti sull’altare di una austerity che ha condotto mezza Europa in una drammatica recessione”.

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