La corsa al Colle senza esclusioni di colpi

Film_Rollerball_sliderLa gara, appena cominciata, sembra aperta a tutti. L’identikit di chi prenderà il posto di Napolitano

 

 

ROMA – Le immagini del mitico film di Norman Jewison del 1975, Rollerball, quel gioco estremamente violento dove due squadre di corridori in pattini a rotelle e in motocicletta si affrontano in pista, fino all’ultimo sangue, senza regole e senza limiti di tempo, evoca, in versione pulp, la corsa appena iniziata per la conquista del colle del Quirinale.

Cominciamo dal campo dei partenti. Essendo in pieno caos la definizione del regolamento, il collegio arbitrale, la variabile impazzita dei grillini, la gara per il momento sembra aperta a tutti. Da qui al 18 aprile, quando cominceranno le votazioni, sarà tutto un intrecciarsi di incontri segreti, di trabocchetti per bruciare questo o quel candidato, di dossier riservati, di promesse volatili, di dichiarazioni di stima dietro cui si intravedono i coltelli.

In 65 anni di storia repubblicana la nomina del Presidente della Repubblica è sempre stata preceduta da queste faide tra i partiti e dalle congiure di palazzo. Non c’è una formula collaudata, “non c’è nessun metodo che garantisca la vittoria – diceva Giulio Andreotti, che per ragioni di salute per la prima volta dal dopoguerra non parteciperà all’elezione – ci sono solo errori da non commettere”. E di errori in questa corsa se ne possono commettere tanti, anche perché l’elezione del Capo dello Stato questa volta è strettamente intrecciata con la vicenda del governo che non c’è.

Ma qual è l’identikit ideale di colui che andrà a prendere il posto di Giorgio Napolitano? Secondo la ricostruzione che ne ha fatto nei gironi scorsi Concita De Gregorio, oggi come oggi per vincere la gara servono caratteristiche tutte in negativo: si arriva al traguardo per reciproco abbattimento, per evitare l’elezione di altri, per togliere, per non urtare, per evitare. “Nel segreto dell’alta politica spiegato ai profani, bisogna lavorare molto, serve un kingmaker, ma non è detto che l’ambizione finisca col vincere sull’ingenuità”.

E allora che parta il Rollerball! Dopo il primo giro di pista, se i corridori di testa troveranno un minimo accordo, potremmo già contare le prime vittime. Romano Prodi e Gianni Letta, per esempio, potrebbero essere i primi sacrificati per i veti incrociati dei due maggiori schieramenti. Se poi l’accordo reggesse, potrebbero rimanere in pista per qualche altro giro i vari D’Alema, Marini, Amato, prima di vedersela tra loro. Sempre che non venissero introdotte variabili di genere, nel qual caso guadagnerebbero posizioni la sempreverde Emma Bonino, o Anna Finocchiaro, o il prefetto Anna Maria Cancellieri, ovvero fosse riesumata al Quirinale la vecchia alternanza (un po’ datata per la verità) tra laici e cattolici che rimetterebbe in pista gente come Sergio Mattarella, Pierluigi Castagnetti, o Giuseppe Pisanu.

In mancanza di accordi invece, ognuno correrebbe per sé e si assisterebbe a un tutti contro tutti, in un conflitto al massacro che vedrebbe la pista riempirsi di cadaveri eccellenti. Potrebbero cioè cadere durante la gara Luciano Violante , Pietro Grasso, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Giuliano Urbani, Lamberto Dini.

Ovviamente neppure i bookmakers di Londra azzardano già un pronostico. Nel film di Norman Jewison, Jonathan, l’unico sopravvissuto, viene acclamato come l’uomo che ha vinto sul sistema corrotto e spietato. La gara per il Quirinale non sarà così cruenta, ma è certo che chi arriverà al traguardo avrà dovuto superare prove di abilità, di scaltrezza, di coraggio e di spregiudicatezza certamente non comuni.

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