Marino festeggia, Marchini si frega le mani

Marchini_Alfio_sliderNel Pd le primarie premiano sempre il candidato più a sinistra. I limiti del chirurgo ridanno fiato sia Alemanno 

 

 

ROMA – Passata la festa, non si spengono le critiche che hanno accompagnato la vittoria di Ignazio Marino alle primarie del Pd. La scarsa affluenza di elettori (non più di 100 mila votanti, la più bassa da quando è stato inaugurato il metodo selettivo diretto) e le lunghe code di rom ai seggi periferici sono la coda velenosa di un risultato che in fondo non accontenta che il vincitore e il suo protecteur Goffredo Bettini.

I problemi per Marino cominciano infatti adesso. «Ora la priorità è battere Gianni Alemanno», sostiene il segretario regionale del Pd, Enrico Gasbarra. Già ma è proprio questo il punto, se fino a ieri il centro destra veniva dato come sicuro sconfitto alle prossime elezioni del 24-25 maggio, visti i non brillanti risultati della gestione degli ultimi cinque anni, la scelta del medico genovese come sfidante del sindaco in carica riapre completamente i giochi.

E li riapre prima di tutto in casa Pd. C’è infatti da vedere preliminarmente se i due candidati sconfitti, David Sassoli (Franceschini e il gruppo dalemiano) e Paolo Gentiloni (Renzi e Veltroni), accetteranno per disciplina di partito il risultato di ieri o invece si metteranno alla finestra, se non addirittura preferiranno far convergere i propri consensi sul “terzo incomodo”, quell’Alfio Marchini che ha deciso di correre da solo senza invischiarsi nelle beghe del Partito democratico.

Come se ciò non bastasse, ad azzoppare il candidato potrebbe essere paradossalmente la stessa logica delle primarie così come generalmente vengono applicate da noi. Infatti, ci ricorda stamattina Aldo Cazzullo, “l’obiettivo è quello di scegliere il candidato che ha più chances di battere gli avversari, l’uomo in cui possono riconoscersi non tanto i ‘compagni’, quanto la maggioranza dei concittadini”.

E’ Ignazio Marino quest’uomo? Si dovrebbe rispondere, decisamente no. Non lo è per indole, per formazione culturale, per conoscenza diretta dei problemi della città, per esperienza e connotazione politica. L’appoggio determinante di Vendola e di Ingroia non lo aiuterà certo ad intercettare il voto dei cattolici e dei moderati. Insomma, sembra di poter dire che ancora una volta il Pd prova a farsi male da solo, anche se i successi di De Magistris, di Pisapia, di Zedda, nella scorsa tornata elettorale amministrativa, sembrano dimostrare il contrario.

Alla fine chi potrebbe davvero beneficiare di questa spaccatura del Pd potrebbe essere il “civico” Marchini che, a mani libere, potrebbe pescare sia nell’elettorato di destra, deluso da Alemanno, sia a sinistra dove i renziani e i moderati vengono dati in “libera uscita”. “E a sinistra – ricorda stamattina Il Messaggero che ha già fatto il suo endorsement – ha già pescato visto che uno come Claudio Mancini, ex assessore regionale, ex dalemiano e marito della deputata del Pd Fabrizia Giuliani, è pronto ad assumere il ruolo di coordinatore della campagna elettorale di Alfio Marchini”.

Salvo dunque sorprese del grillino Marcello De Vito, i bookmakers inglesi non prendono scommesse su chi andrà al ballottaggio il prossimo 25 maggio.

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