Hotelgate, arrestato il rampollo Dario Roscioli

Hotel_Radisson_sliderArrestati anche diversi professionisti per bancarotta fraudolenta e impiego di denaro di provenienza illecita

 

 

ROMA – Terremotato il settore alberghiero romano non solo per i reati contestati, ma anche per la notorietà degli indagati coinvolti. Al termine dell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma, è finito agli arresti domiciliari Dario Roscioli, rampollo della famiglia romana di albergatori, nonché cugino del presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, del tutto estraneo alla vicenda: “Siamo separati da oltre 20 anni come conduzione familiare; sull’inchiesta ho poco da dire, se non che mi dispiace”.

Con Roscioli sono stati arrestati anche Stefano Barei (già coinvolto in un’altra inchiesta), titolare degli studi professionali Ucs in tutto il Nord Est; Roberto Zullo, commercialista e professore universitario della Bocconi nonché imprenditore nel settore turistico; Antonio Conte, avvocato e consulente finanziario.

Interdizione dall’attività imprenditoriale è stata invece disposta per Lorenzo Bennani, Silvio Sbarigia e Massimo Delle Piane, tutti sospetti prestanome, oltre che per Maria Vittoria Pomponi e Anna Maria Roscioli, imprenditrici. Esclusivamente indagati, infine, Antonio Vitielli e Domenico Ballo, commercialisti; Antonio Taddei, consulente finanziario, Markus Clementischitsch, bancario Austriaco, e Natale Poteziani, prestanome.

Nei confronti di tutti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (sarebbero 150 milioni di imposte evase), omessa dichiarazione, trasferimenti fraudolenti di valori e impiego di denaro di provenienza illecita. Sono stati sottoposti a sequestro preventivo 80 milioni di euro di quote societarie, oltre al sequestro probatorio di quote della società statunitense Southern State Sign Company, che controlla a cascata le diverse società italiane proprietarie di importanti complessi alberghieri in Veneto, Lazio e Puglia, in cui sono confluite decine di milioni di profitti illeciti.

In particolate, la Gdf ha puntato su alcuni fallimenti milionari di due società, la Cr Invest srl e la Forimi Italia Agroturismo srl, entrambe riconducibili alla famiglia Roscioli. Così è saltato fuori un vero e proprio sistema su scala internazionale, basato su rilevanti operazioni di leasing per circa 170 milioni di euro, col solo scopo di ottenere liquidità per rifinanziare il gruppo imprenditoriale e distribuire i proventi all’estero.

Dagli atti investigativi è “risultato rilevante per continuità e qualità l’apporto fornito, tra gli altri, dal commercialità Domenico Ballo, fedelissimo di Conte». Il professionista viene considerato l’ideatore di quelle operazioni societarie straordinarie che hanno permesso il sistematico riciclaggio dei capitali sottratti alle società poi fallite, oltre che il regista degli aggiustamenti contabili che hanno permesso al gruppo di quotarsi in Borsa.

Il reimpiego di denaro di provenienza illecita sarebbe stato versato in noti hotel romani, il Radisson Blu Es hotel e il Ripa Hotel, in via degli Orti di Trastevere; nella Masseria Santo Scalone di Ostuni, in Puglia; nell’esclusivo hotel veneto Raddison Blu Resort di Galzignano Terme, un centro turistico in un parco di 350mila metri quadrati sui Colli Euganei. Secondo gli investigatori, ci sarebbero state «acrobatiche operazioni societarie» e «audaci transazioni finanziarie coperte dal segreto bancario austriaco».

L’inchiesta, affidata ai pm Francesca Loy e Francesco Ciardi, con il contributo dell’aggiunto Nello Rossi, ha accertato che gli indagati ottenevano liquidità attraverso la cessione di alberghi a società di leasing e che il danaro veniva «girato» alle casse di varie società salvo poi essere svuotate e rientrare nella disponibilità degli indagati tramite un giro di trasferimenti all’estero, specie dall’Austria.

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