Idi, ritirata la mobilità per gli oltre 400 esuberi

IdiVia all’accordo tra la proprietà dell’Istituto e i sindacati. L’intesa sarà ora presentata alla Regione Lazio

 

 

ROMA – La procedura di mobilità per i 405 dipendenti del Gruppo Idi è stata ritirata. Una decisione presa ieri sera, dopo “un serrato ma costruttivo confronto” tra i sindacati e i delegati del Gruppo Idi, che nel corso di un lungo incontro hanno raggiunto un accordo per il rilancio e il risanamento del bilancio delle strutture del gruppo.

L’accordo sarà ora illustrato alla Regione Lazio, con l’obiettivo di “incardinarlo in una più ampia intesa fra il Gruppo Idi, le organizzazioni sindacali e la Regione Lazio”, in un incontro al quale saranno presenti anche i commissari straordinari.

A illustrare i termini dell’intesa – che poggia sulla trasparenza ma anche sull’esigenza di contenimento dei costi – è una nota del Gruppo Idi, dopo l’incontro di ieri. “Premesso che è obiettivo comune superare la grave crisi in cui versa da tempo il Gruppo Idi sanità, rilanciare le strutture e riuscire entro pochi giorni a riprendere la piena operatività a livelli adeguati di qualità e efficienza”, la delegazione del Gruppo Idi si è impegnata a “ripristinare normali relazioni sindacali a tutti il livelli e ricercare, con il confronto tra le parti, tutte le soluzioni per superare la grave crisi e rilanciare le strutture ospedaliere che fanno capo al Gruppo Idi Sanità, ovvero l’Idi-Irccs (compreso distaccamento di Villa Paola) e il San Carlo di Nancy.

Operare dunque congiuntamente su ogni fronte affinché venga ripristinato un positivo clima e ambiente aziendale, a tutti i livelli, anche a sostegno dell’impegnativo lavoro dei commissari; tutelare al massimo i livelli occupazionali e le professionalità, rendendo tutti consapevoli che parallelamente si deve gestire una profonda e grave crisi (ridotte prestazioni e ridotti fatturati) che richiede il ricorso a ogni iniziativa utile”.

E ancora, “attivarsi in tempi brevissimi, a partire da lunedì prossimo, a rivedere con i responsabili delle strutture sanitarie e con il confronto sindacale, l’organizzazione del lavoro, gli orari, i turni e recuperare un livello apprezzabile di efficienza e mobilità interna; fornire alle organizzazioni sindacali tutta la documentazione, già richiesta, utile al prosieguo del confronto compreso la rendicontazione dettagliata della gestione delle risorse; in ambito di sicurezza, a fornire alle organizzazioni sindacali una verifica settimanale sullo stato di avanzamento delle attività urgenti, in particolare per l’area dell’antincendio; successivamente all’ implementazione dei primi interventi le parti si incontreranno con cadenza mensile per monitorare lo stato d’avanzamento del programma successivo”.

Nel dettaglio, le parti hanno condiviso il ritiro della “procedura di mobilità per 405 esuberi strutturali”, a fronte dell’implementazione “delle seguenti azioni concordate fra le parti tutte finalizzate a contribuire al risanamento del bilancio delle strutture: riduzione significativa dei costi di tutte le spese per beni e servizi (si auspica un contenimento significativo); conferma della già avvenuta eliminazione di tutti i superminimi o assegni ad personam del personale; congelamento di ogni elemento/voce retributiva derivante da accordi sindacali aziendali (le parti terranno due incontri di verifica, rispettivamente entro settembre e dicembre 2013)”.

E ancora: “limitazione del ricorso delle prestazioni “overtime” (straordinarie) ai soli casi essenziali che richiedono una prosecuzione lavorativa per garantire l’operatività sanitaria/clinica/chirurgica o diagnostica, ad ogni modo non monetizzabile (accantonamento monte ore).

Verifica in tempi brevissimi della possibilità e delle modalità per ricorrere a contratti di solidarietà per tutto il personale; disponibilità a favorire l’accesso al part-time; messa a riposo del personale che abbia maturato o maturi i requisiti pensionistici anche attraverso tutti gli strumenti che favoriscano l’incentivazione all’esodo; verifica congiunta da effettuarsi con serrati confronti in sede aziendale per garantire un equilibrio/coerenza fra: servizi da assicurare, efficienza, sicurezza, dimensionamento degli organici per singolo settore, ivi compresa l’attività libero professionale; individuazione e realizzazione di azioni mirate, in grado di ridare la giusta immagine di qualità dei servizi offerti, a garanzia della cittadinanza, dei pazienti e delle istituzioni; accordo per richiedere una Cig in deroga almeno per 4 mesi per un numero massimo di 200 persone a rotazione a 0 ore, previa verifica in sede aziendale”.

La direzione Idi, “su pressante istanza delle organizzazioni sindacali e nel rispetto delle indicazioni del Collegio dei commissari straordinari, assicura – prosegue la nota – la regolarità nel pagamento degli emolumenti mensili contrattuali, a fronte dei regolari pagamenti concordati in sede regionale”.

Ma il problema di liquidità resta, dunque “per i primi tre mesi, e per far fronte alla evidente difficoltà finanziaria, gli emolumenti che dovessero essere superare l’ importo di 1600 euro, potranno essere pagati mediante degli acconti. Le modalità mensili verranno comunicate anticipatamente a tutte le organizzazioni sindacali e al personale”. A fronte della presente intesa le organizzazioni sindacali ritirano lo stato d’agitazione e si adoperano per far rimuovere i mezzi utilizzati per supportare le azioni/manifestazioni del malessere dei lavoratori del Gruppo Idi.

Infine si e’ concordato di “sollecitare la Regione Lazio a riconvocare al più presto il tavolo di crisi per esaminare congiuntamente il presente accordo, proseguire il confronto già avviato e, visto l’indiscutibile stato di crisi, autorizzare la concessione della Cig in deroga nei limiti già concordati fra le parti”. In tale sede, la Direzione “formalizzerà la chiusura della procedura di mobilità”.

L’intesa “acquisirà piena efficacia con la ratifica del Collegio dei commissari straordinari – ex. Decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 29/03/2013”.

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